Rassegna storica del Risorgimento

DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; MANZI TITO
anno <1961>   pagina <628>
immagine non disponibile

628
Narciso Natta
ricerche e di completare la documentazione su questo personaggio. fu proprio nel nostro ultimo incontro, il giorno precedente la sua par­tenza per Roma, che comunicai a Maturi e discussi con lui la mia idea di pubblicare la relazione del 1817 con qualche altro rapporto di parti­colare interesse, facendo precedere tale raccolta da una introduzione che illustrasse la figura e l'attività del loro autore.
H lavoro è ormai a buon punto e vedrà fra non molto la luce. Ma, accogliendo l'invito cortesemente rivoltomi dal prof. Ghisalberti di col­laborare a questo fascicolo della Rassegna dedicato a Walter Maturi, mi pare che nulla, da parte mia, potrebbe essere cosi appropriato a com­memorare Colui, che per tanti anni mi fu maestro, quanto il trattare brevemente, quasi riprendendo il nostro colloquio d'allora, di Tito Manzi e del suo rapporto del 1817, pubblicandone il capitolo dedicato al regno di Napoli, che è quello sid quale Egli si sarebbe certamente soffermato con maggior gusto ed interesse.
Il Manzi conosceva a fondo l'ambiente napoletano e la situazione interna del Regno, poiché vi aveva ricoperto importanti cariche durante l'epoca di Giuseppe Napoleone e di Gioacchino Murat.*) Le notizie che egli riferisce, i giudizi che egli esprime, i profili che egli traccia dei prin-
sua relazione sullo stato d'Italia nel 1817 lo fece passare per una spia austrìaca, ma codesto scrìtto è non volgare e libero ammonimento ai governi restaurati perchè pro­muovessero la prosperità e soddisfacessero ai bisogni morali delle popolazioni italiane; D. SPADONI, La conversione italiana di Murat, in Nuova rivista storica, 1930 (XIV), p. 232). II Pedrotti (Le vicende di una lettera, ecc., cit., pp. 642-643) scrìve che la rela­zione del Manzi fu molto apprezzata da Mettcrnich, malgrado lo spirito liberale che tutta la informava e che egli ad essa largamente attinse per preparare il lungo exposé presentato il 3 novembre 1817 al suo sovrano sulle cose d'Italia, del quale anzi essa formò la parte essenziale . Lo stesso Pedrotti, nell'articolo successivo (I rapporti di Tito Manzi, ecc., eh., p. 9) scrìve ancora in proposito: Era del 3 novembre il lungo exposé del Cancelliere [per essere esatti il Mettermeli non era ancora cancelliere nel* 1817, ma soltanto ministro degli Esteri] all'Imperatore. In questo scritto egli si atte­neva all'ordine seguito dal Manzi nella visita ai singoli Stati italiani e, pur non dissen­tendo in massima da lui, specialmente circa il Piemonte, lo trovava un po' pessimista . Il Pedrotti tuttavia non dice una parola del rapporto vero e proprio del Manzi, il che indirettamente ci dimostra che egli non vide questo rapporto. Egli inoltre non si avvide nemmeno che la memoria del Mettermeli accompagnava ed era nell'originale addirittura allegata allo scritto del suo informatore.
*) Il Manzi era nato a Pisa nel 1769, colà si era laureato ed aveva insegnato diritto criminale dal 1793 al 1799. Compromesso negli avvenimenti di quell'anno per aver accet­tato la presidenza della Municipalità .durante l'occupazione francese, fuggì dalla To­scana al ritorno del governo legittimo. Arrestato a Venezia, fu tradotto a Firenze e colà processato e condannato ad un anno di carcere. Il ritorno dei Francesi, nel 1800, gli ridava la libertà. Egli si ritirò negli anni successivi a vita privata, finché nel 1806 Giu­seppe Bonaparte e Girolamo Saliceti, che egli aveva conosciuti a Pisa negli anni giovanili,