Rassegna storica del Risorgimento
DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; MANZI TITO
anno
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1961
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pagina
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629
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Il Regno di Napoli secondo Tito Mansi 629
cipali personaggi della Corte e del Governo, l'analisi che egli compie della situazione e delle ragioni del malcontento profondo che serpeggiava in quello Stato acquistano, perciò, un particolare rilievo e costituiscono una fonte preziosa per ima esatta valutazione dell'epoca,
U Manzi era un uomo illuminato, che aveva pienamente aderito alla politica riformatrice svolta a Napoli da Giuseppe Bonaparte e da Gioacchino Murat; egli, anzi, aveva preso parte attiva all'opera di rinnovamento da essi attuata, né aveva rinunciato ai suoi principi politici allorché era sopraggiunta la Restaurazione; proprio per questo, anzi, dopo aver abbandonato le cariche ricoperte nel regno di Napoli ed essere ritornato nella natia Toscana, egli si era accostato all'Austria ed aveva offerto ad essa i suoi servizi.
Come già ha giustamente osservato Nino Cortese,1) ciò era dovuto-ai fatto che il Manzi, e con lui tanti, altri uomini politici e funzionari dell'età napoleonica (come lo stesso Colletta, con il quale il Manzi era in stretti rapporti di amicizia),2) in quei primi anni della Restaurazione videro nell'Austria e nella sua politica l'unica sicura garanzia contro la possibilità di una reazione sanfedista. Essi si illudevano, anzi, di poter salvaguardare e perfezionare, con l'aiuto dell'Austria, le istituzioni e la legislazione introdotte nell'età napoleonica. Per essi, insomma, grazie alla tutelatricc presenza ed influenza della diplomazia austriaca, la Restaurazione, nei singoli Stati italiani ed in particolare nel regno di Napoli, avrebbe dovuto significare conservazione di tutti i benefici apportativi dai Napoleonidi senza gli aggravi militari e fiscali che la loro presenza aveva arrecati. E forse non si è lontani dal vero pensando che il Manzi avesse accettato l'ufficio di informatore offertogli dal Governo austriaco-non per basso amore di intrigo e di denaro, come era accaduto, per esempio, al duca di Brindisi, e non soltanto per poter rientrare in questo modo, sia pure di straforo, nella vita politica attiva, ma col preciso intento di influire con i suoi giudizi, con i suoi consigli, con i suoi incitamenti sulla condotta dell'Austria e sulla sua politica nei rapporti coi singoli Stati italiani
lo vollero con se a Napoli. Curò col Cuoco la pubblicazione del Corriere di Napoli, fu nominato segretario del Consiglio di Stato e successivamente capo divisione del ministero di Polizia; ebbe infine, sotto Murat, la carica di Consigliere di Corte e di Consigliere di Stato (cfr. in proposito N. CORTESE, Tito Manzi e gli avvenimenti napoletani del 1799 e del lblSt in Studi di storia napoletana in onore di Michelangelo Schipa, Napoli, ITEA, 1926, pp. 583-602).
J) Art. cut p. 600.
2) Cfr. in proposito F. PALERMO, Pietro Colletta uomo di Stato e scrittore, in Archivi* storico italiano, nuova scric, 1856 (IH), parte I, pp. 61-78, ove (p. 61) è pubblicata una interessante lettera del Colletta al Manzi in data 11 marzo 1815.