Rassegna storica del Risorgimento
DEGLI AZZI GIUSTINIANO
anno
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1962
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pagina
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132
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132 Libri e periodici
di tutta la bibliografia, anche della più recente. Con perfetta onestà di storico, invece di nasconderò sotto astrusi e complicati concetti storiografici le proprie simpatie per il personaggio trattato, le confessa sinceramente, e subito. Il lettore è avvisato e non ha ragione di protestare; ma con altrettanta imparzialità l'A. riconosce le manchevolezze e i limiti dello stesso personaggio*
Di coi, come è chiaro dal titolo di quest'ottimo volume, non viene studiata tutta l'opera, ma soltanto quella svolta fra il 1914-18, che-secondo l'A. è essenziale per comprendere l'evoluzione del pensiero di Nitti. Questi, e indubitato, proprio in quegli anni tormentati, si distinse dagli altri per un acuto senso realistico e per una particolare competenza tecnica. Uomo di larghe vedute in campo economico, comprese che la guerra non avrebbe portato una delle consueto ridistribuzioni di territori fra le potenze impegnate nel conflitto, ma un rovesciamento completo in tutti i campi e specialmente in quello economico che era quello che più stava a cuore a Nitti. Egli perciò prevedeva giustamente la necessità di nn largo intervento dei capitali americani in Europa con felici conseguenze anche per l'Italia. La sua concezione era diversa da quella di Salandra e di Sonnino e dello stesso Giolitti. Tatti e tre avevano veduto il problema dell'intervento sotto la ristretta visione degli interessi italiani; a Nitti invece le aspirazioni nazionali non interessavano, se non in quanto potevano rientrare nel quadro della futura sistemazione dell'Europa* Egli approvava l'intervento sotto un altro punto di vista: la necessità di difendere le libertà democratiche, minacciate nel continente dalla politica di predominio della Germania
Questa, la sua concezione nei riguardi della guerra europea e dell'intervento italiano. In un primo tempo tuttavia si tenne piuttosto lontano dalla politica attiva, ma irrequieto, ambizioso, brigò e ottenne di essere inviato in America con la missione italiana* Certo, era l'uomo più preparato, malo riconosce il Monticene ebbe il torto di presumere troppo di sé e di sparlare pubblicamente della politica di Sonnino, che in quel momento rappresentava la politica ufficiale del Governo italiano. Il che non era adatto a metterlo in buona luce negli ambienti ufficiali americani.
Ritornato in Italia, dopo un periodo di silenzio, riprese l'attività politica e contribuì a rovesciare nel 1917 il Ministero Boselli. Nel Ministero Orlando assunse la carica di ministro del Tesoro e presto si rivelò uno dei ministri più attivi, ma anche più invadenti. Erano i mesi terribili della disfatta di Caporetto: non c'era solo una gravissima situazione militare da sanare, ma anche una economica altrettanto grave da superare. L'Italia andava avanti quasi alla giornata. Le difficoltà dei riforniménti erano spaventose. Indubbiamente Nitri ebbe grandi meriti nella silenziosa battaglia combattuta per assicurare gli approvvigionamenti, ed è pure certo che alcune sue provvidenze (la creazione dell'Istituto nazionale dei cambi, la polizza peri combattenti, il lancio del prestito nazionale) ebbero favorevoli ripercussioni sia nel campo economico sia in quello morale. L'A. difende Nitti dalle accuse che gli sono state mosse circa i rapporti che ebbe coi fratèlli Perrone: è difficile in certi casi avere prove documentate, ma francamente quello che dice il Monti cone ci appare convincente. D'altra parte l'A. riconosce l'invadenza di Nitti in campi che non erano certo suoi.
Era in ottimi rapporti con Diaz e, preoccupato che in Italia scoppiasse una rivoluzione sul genere di quella russa, consigliava di respingere le richieste degli alleati di prendere l'offensiva contro l'Austria, per timore di un insuccesso. Anche nell'ottobre 1918, quando la situazione militare e politica degli Imperi centrali stava precipitando, continuava a scongiurare che non si prendessero decisioni avventate, perchè una sconfitta avrebbe precipitato! l'Italia nel caos. La vittoria dunque lo colse di sorpresa. Foco curante dei problemi di politica estera, puntò esclusivamente su quelli economici. Era convinto di essere lui, l'elemento essenziale per il trapasso dalla vecchia alla nuova epoca; perciò quando sai) al governo, pensava che spettasse a lui attuare quel programma economico che indirizzando i capitali americani in Italia, avrebbe favorito la ripresa della nazione e l'avrebbe posta al riparo dal pericolo delle rivoluzioni.
Qui si arresta la trattazione, di coi si deve sottolineare ancorala chiarezza, la precisione e la ricca documentazione su cui è basato. Ma, come il Monticone confessa di sentirò una certa simpatìa per Nitri, così ci auguriamo che egli non se n'abbia a male so gli diciamo