Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO
anno <1962>   pagina <202>
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202 Renato Composto
etico-politico. Così egli sottolinea che le rivoluzioni per taluni pare che non piglino causa dal malessere della società : tale errore, appunto, avrebbero commesso i Borboni rimettendo in vita istituzioni e ridando il potere ad nomini che la società siciliana aveva mostrato, con la sua rivolu­zione, di condannare. Ne Crispi tralascia di accusare, in particolare, il ripristino dell'imposta sul macinato e la restituzione agli ordini religiosi dei beni già incorporati nel demanio statale. Anche nel ricordare l'at­tribuzione del titolo di duca di Taormina al Filangieri, vien fuori un com­mento significativo:
Così si compensa, anzi si celebra il ritorno dell'ordine, il quale, essendo un'eterna negazione della vita della società, noi diremo con più adeguati termini aggiornamento della rivoluzione... *) Ma si aggiunge pia oltre la rivoluzione che verrà, ha la memoria di sedici mesi di libertà, l'attaccamento a tanti interessi materiali e politici che il Governo militare ha strozzato, l'esperienza degli uomini che vi agirono e il disinganno sulle classi privilegiate che vi ebbero dominio! 2)
Gli Ultimi casi si chiudono, infine, con un monito, dal tono alquanto reboante, ma che rivela ancora la tesi:
Ma le perfidie della vecchia diplomazia e dell'alta borghesia sono scuola ed esempio. Allorché il calice delle vendette sarà colmo del sangue che oggi vi scorre, e nuovi propugnatori sorgeranno per la libertà della patria, la Sicilia non guar­derà che nel popolo, il quale saprà rilevare la sua bandiera e sostenere i suoi trionfi. Allora la questione, che la Francia oggi oblia e che l'Inghilterra per tren­tacinque anni ha fatto oggetto della sua ambizione, sarà decisa da lui, e la sua volontà sarà legge.8)
Come appare evidente dalle argomentazioni riferite e dai passi citati,4) l'addebito del fallimento della rivoluzione siciliana all'azione anti-popo­lare delle classi conservatrici e della borghesia in particolare, non è, negli Ultimi casi, un concetto isolato, marginale, ma esplicita e fondamentale tesi ed il persistere di Crispi in essa, dall'estate del 1849 sino al momento della pubblicazione, rende poco lecita l'ipotesi che egli avesse potuto esservi indotto, senza riferimento al suo precedente atteggiamento, quasi da un'improvvisa e passeggera suggestione scaturita dal crollo finale del­l'esperienza rivoluzionaria.
Convinto di ciò e, credo, per quel che ho detto, non senza ragione ho cercato se nelle fonti delle quali disponiamo, ci siano elementi per
*) Ibid., p. 35.
2) Ibid., p. 43. Il corsivo è mio.
) Ibid., p. 44.
*) Tralascio la tesi ohe addebita la orisi della rivoluzione siciliana alla diplomazia francoinglese, tesi ricorrente pressoché in tutta la pubblicistica siciliana dell'epoca e non rilevante ai nostri fini.