Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO
anno <1962>   pagina <203>
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Idee sociali del primo Crispi (1839-1849) 203
ricostruire l'atteggiamento di Crispi relativamente al problema sociale, prima della stesura degli Ultimi casi, e ritengo che i dati trovati siano, in parte, utile testimonianza meritevole di attenzione, ed in parte ci autorizzino, quanto meno, a navigare pure un poco nel mare delle sup­posizioni integrative, senza un troppo grave rischio di interpretarvi male la rotta crispina.
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Potrebbe apparire lecito risalire sino ai primi anni della formazione di Crispi e coglierlo, giovinetto, nel seminario albanese di Palermo, quando vi sostiene, in discussione con il padre lettore, che gran parte di responsa­bilità per le condizioni di miseria della Sicilia debba attribuirsi alla Chiesa la quale vi avrebbe contribuito con il concentramento di tante ricchezze nelle proprie mani. Tesi, questa, che egli dovette sostenere con notevole insistenza se ne ebbe, in punizione, l'esclusione per un anno dagli esercizi spirituali. Si tratta, tuttavia, di un atteggiamento del quale ci mancano gli elementi essenziali suggestioni di letture o di esperienze che pos­sano averlo determinato, sicché è impossibile liberarne la testimonianza dalla sua singolarità per inserirla con sicurezza nel processo spirituale del giovane Crispi.
Non isolate, invece, anche se non ricche, le testimonianze che si posson trarre da JJOreteo il giovanile giornale Crispino e di maggior rilievo ove si pensi non soltanto all'età del fondatore, allora appena ven­tenne, ma, soprattutto, al periodo in cui la pubblicazione ebbe vita, ad un tempo, cioè, ancora vicino alle agitazioni del 1837 ed alla conse­guente reazione borbonica, sicché anche lo scriver fra le righe andava affrontato con una certa cautela. Dirò, anzi, che non mancano, su di un piano strettamente politico, esplicite posizioni filo-borboniche, dalle quali si muove appena accusa agli uomini che della politica borbonica sono stati esecutori, *) e soltanto un incauto tentativo di sottigliezze potrebbe voler distinguere fra atteggiamenti prudenziali e sincerità. Ma non è necessario sottilizzare per rilevare l'impegno politico-sociale del giornale, chiaramente espresso nel proemio, il quale si apre con un'affermazione programmatica degna di attenzione:
Lo spirito morale del secolo tende al grande al vero al meraviglioso, e ninna cosa attrae che non sia di utilità pubblica o privata. Epperò fra i siciliani quella virtù è progredita, che consagrando le lettere al producimento di ogni inorai beneficio, anziché moversi gli scrittori a diletto di potenti tentano innalzar gli
i) Si veda, per esempio, a p. 169 del II voi. (1840), nella rubrica Scienze mo­rali e politiche , la nota Le finanze.