Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO
anno <1962>   pagina <205>
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Idee sociali del primo Crìspi (1839-1849) 205
(con Caronda, Archimede, Teocrito e Diodoro) che bastano per avvilire i nemici della gloria nostra, e presentare in uno la sapienza siciliana:
Ed eccoti apparire un Genio, eccoti Empedocle di Agrigento ci già sale sur una panca rivolge gli occhi ad una fremente turba e la spinge a cacciar 1 illegitimo Trasideo, e comporsi a repubblica. E Trasideo fuggiva, e Sira-gusa all'esempio si movea contro Trasilmlo, e, gridando democrazia ed odio al­l'impero dei Dinomcni, spedia messi in tutte le città greche, onde in un mo­mento Pisola intera fu vista reggersi a popolo, e dar nuove idee alla filosofia, nuovi culti alla religione.
Ma la riforma non era ancor compiuta! Empedocle avea scorse Italia Grecia Egitto e i più remoti paesi dell'Asia minore, avea studiato ovunque, e già, sdegnando le discordie tra Ioni ed Italici, volea conciliar gli opposti partiti, sortirne un sistema piò saggio e schiudere altre vie ai progressi della società. Quindi dalle dottrine di Pitagora e della scuola Ionia ritrasse una filosofia nazio­nale, e con l'ardire di un caposetta preferì l'uguaglianza del vivere, e contro gli aristocratici mandati dal suo maestro abbattè i patrizi e sollevò il negletto plebeo. Talmente si diede base al dritto politico, di che mancavano le città, ed ei scosse di meraviglia i suoi concittadini e gli estranei che lieti del rilassa­mento degli antichi principi s'imbeveano della sua sapienza. )
È pur da dire, comunque, che non dalle sole leggi egli vedeva sca­turire un migliore avvenire per l'isola e, convinto che la Sicilia non potesse più rimanere limitata ad un'economia agraria e dovesse ormai diventare molto industriosa ,2) sottolineava la funzione sociale di un evolversi in tal senso dell'economia isolana:
il progresso non deve notarsi dagli oggetti di lusso, i quali mostrano lo sciupo della pecunia, ma da quanti telai si comprendano in una contrada, e da quante fabbriche si muovano utili a coprir le membra dei cittadini, ed a ren­derne meglio satollo il ventre. 3)
C'era, dunque, nel pensiero di Crispi fra il '39 ed il '42, un fermento di idee, anche sul problema sociale, che non avrebbe potuto rimaner sordo agli impulsi dell'ambiente napoletano quando, sull'aprirsi del 1844, egli si trasferì nella capitale del Regno.
Non molti, invero, ed esteriori, sonò i dati sulla sua esperienza poli­tica napoletana; ma, indubbiamente, quando ai apprende che, iniziato da Giovanni Raffaele, entrò a far parte di un comitato siculo-napoletano *)
) Voi. H, p. 3.
a) Voi. II, p. 113.
3) Voi. in, p. 94.
*) Cu*.: L. FOBTIS, Francesco Crispi, Roma, 1895, p. 56. Nella biografìa inserita in L. CARPI, II Risorgimento italiana, voi. TV, Milano, 1888, è detto addirittura che ne divenisse il segretario.