Rassegna storica del Risorgimento
CRISPI FRANCESCO
anno
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1962
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pagina
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209
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Idee sociali del primo Crispi {1839-1849) 209
condizioni del basso popolo, sul quale, peraltro pesava duramente e molto più nelle nuove forme l'imposta sul macinato. Problema, questo ultimo, come è noto, al quale erano molto sensibili i ceti popolari, e L'apostolato vi tornava ancora, ad esempio, nel numero 30 del 6 aprile, con una lettera a sigla G. C, da Nicosia, nella quale si ribadiva il principio che se è vero che lo Stato non possa sussistere senza dazi, è del pari necessario che questi non colpiscano la classe più povera.
Non appartiene a Crispi nemmeno il saggio Considerazioni per adattare ai tempi talune parti della Costituzione del 1812,1) ma è documento singolare delle idee circolanti fra i collaboratori del giornale e Crispi aveva tenuto a preannunciarne la pubblicazione; né starò a rammentare come anche dopo il conseguimento dell'Unità egli tornasse, in particolare, a sostenere la tesi del senato elettivo,2' sulla quale il saggio insiste.
La tendenza democratica, vi si sostiene, non è una manifestazione artificiale, accidentale, che una contraria volontà potrebbe arrestare; essa è, invece, ima irresistibile forza, un evento determinato dal dito di Dio e che scaturisce dalla natura stessa delle cose , come momento intrinseco dello svolgimento storico dell'umanità. La parìa ereditaria, pertanto, non è più giustificabile: essa era fondata sul possesso della terra, ma la terra è
un tal elemento sociale la cui guarentigia non può stare se non in potere della nazione. Fu nel popolo che si trasfuse quel peculiare interesse, che risedea nella casta aristocratica, è quindi dal popolo, che dee rimanere attivata la forza organizzatrice di quella parte importantissima delle risorse della nazione. Caduta così l'eccezione sotto il dominio del principio, la regola a seguirsi nello determinare i modi come guidato dev'essere lo interesse altra volta rappresentato dai privilegiati possessori della proprietà fondiaria, rientra nella teoria generale, in virtù della quale siamo istruiti che spetta al popolo di chiamare i rappresentanti d'ogni suo qualunque interesse. '
Anche qui, come si vede, il concetto di sovranità popolare non è dedotto da astratti principi giuridicopolitici, ma la tesi politica è fondata su una tesi economicosociale. E non a caso, mentre le classi conservatrici evitavano di armare il popolo a difesa della rivoluzione, ad un
*) Comparve a puntato, a partire dal a. 27, del 30 marzo, firmato con la sigla C. D. G.
2) Cfr.: Scritti e discorsi politici, cit p. 460 e passim.
3) Coerentemente si sostiene, nell'articolo, ohe al potere esecutivo non si debba attribuire se non un veto sospensivo, giacché soltanto il popolo, attraverso i suoi rappresentanti, può conoscere i propri bisogni; e si sostiene pure la funzione fondamentale dei comuni, come primo aggregato sociale.