Rassegna storica del Risorgimento
CRISPI FRANCESCO
anno
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1962
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pagina
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211
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Idee sociali del primo Crispi (1839-1849) 21X
Il comune riscatto finirebbe con. il rivelarsi ove non si obbedisse all'esigenza fondamentale dell'equilibrio degli interessi nient'altro che come un'illusione agli occhi di coloro che dovessero essere offesi nell'ordine della sussistenza, dell'equità, della umanità, della giustizia pubblica, i quali non sono elementi meno importanti dell'ordine economico.
Nel sottolineare, qui, come il concetto di equilibrio degl'interessi possa richiamarci all'accennato concetto musolinìano dell'equilibrio dei piaceri e dei beni, credo che ci si debba porre un interrogativo: sino a qual punto Crispi avrebbe spinto le proprie argomentazioni ? avrebbe accettato che la riforma sociale nascesse autenticamente da una rivoluzione sociale? .
In proposito, non possiamo lasciarci sfuggire che già nel febbraio, nel numero 12 de L'apostolato, tracciando un excursus storico-giuridico sullo scioglimento delle promiscuità in Sicilia e sui decreti emanati per compiersi l'abolizione della feudalità, nel commentare il decreto borbonico del 19 dicembre 1838, lo aveva criticato, fra l'altro, perchè aveva ingenerato l'illusione che fossero venuti i bei giorni d'una legge agraria (l'espressione è evidentemente ironica) ed aveva, invece, lamentato le rovine di tanti piccoli proprietari: il concetto di proprietà rimaneva, per lui, un cardine della società, nel senso tradizionale. E questa osservazione riceve una singolare luce dal fatto che Crispi ritenesse opportuno, nel numero 3435 del 16 aprile, riportare, sotto il titolo Intendiamoci bene, un breve articolo del parigino La Patrie.
Alla domanda d'apertura che mai sono queste dottrine, le quali sotto il nome di socialismo, di comunismo, di organizzazione del lavoro, di garenzia, di diritto al lavoro muovono oggi così vivamente le speranze degli uni, e le apprensioni degli altri? l'articolo, dopo avere osservato che le violenze dei poveri contro i ricchi sono una ribellione di chi subisce una ingiustizia e quindi sono mi effetto dell'ingiustizia, sostiene che le dottrine socialiste nulla contengono che debba spaventare il pubblico , perchè, anzi, esse costituiscono dei preservativi contro i disordini violenti che possono sempre temersi dopo le grandi commozioni, e conclude con due tesi:
Noi non ricorderemo i numerosi latti dai quali apparisce evidentemente che i fautori delle dottrine socialiste hanno difeso in ogni occasione l'ordine e la proprietà minacciata da uomini di passioni disordinate. Ci basti ora di proclamare altamente a tutti coloro che si spaventano del fino cui tendono certi voti, due assicurazioni egualmente apprezzabili:
1) Le dottrine socialiste ci hanno reso l'inapprezzabile servizio di rinelnu-derc, ripetiamo, in una via regolare, pacifica, e razionale, quei voti, quelle passioni, quei movimenti, che sempre in ogni luogo, in ogni tempo non sono stati espressi che con modi violenti e disastrosi.