Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO
anno <1962>   pagina <213>
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Idee sociali del primo Crìspi (1839-1849) 213
divisione dei demani comunali e delle quote ex-feudali ed ecclesiastiche. Il 10, egli
aPPgg*a k mozione qual mezzo potente onde simpatizzare lo spirito pub­blico del popolo minuto; propone però di aggiungersi la disposizione di venir censiti i demani comunali addetti all'uso civico del pascolo, e di richiamarsi una mozione da qualche tempo presentata, che provvede al modo onde portarsi a compimento ed esecuzione le decisioni della Gran Corte dei conti rimaste sospese per mancanza delle autorità rispettive, e che riguardano tale divisione e cedua­zione. T)
E poiché lo Stabile gli rammenta resistenza di una Commissione isti­tuita in conseguenza della mozione richiamata, Crispi chiede che si stabi­lisca, allora, un termine entro il quale essa dovrà presentare i risultati del proprio lavoro. H giorno successivo, continuando la discussione del pro­getto Privitela, egli interviene nuovamente, per sostenere che, a suo parere, nessun danno arrechi la censuazione di tutti i beni demaniali e patrimoniali, anzi due grandi vantaggi, cioè dare delle proprietà a' pro­letari, e costituire una rendita certa e perenne ai comuni .2)
* * *
In definitiva, pur mostrandoci un avvertimento che credo sin­cero delle miserie e delle sofferenze popolari, pur esprimendo un'esplicita condanna delle classi privilegiate e giudicando il benessere di queste spro­porzionato e determinante di quelle miserie e sofferenze, il pensiero del giovane Crispi ci rivela sempre la sua fondamentale origine borghese, onde, ancora più tardi, nel 1853, egli potrà persino lamentare le dogane e i dazi di consumo, che pesano più direttamente sulle industrie e tolgono all'operaio il frutto della giornata del suo lavoro;5) ma, accusando il governo borbonico, scriverà pure (con espressione che snona condanna per entrambi i termini del paragone) che esso aveva tutti i vizi e nessun vantaggio del socia­lismo . *)
In sostanza, è da ripetere, arrivato sino al riconoscimento che il pre­dominio delle classi privilegiate sia fondato sulla violenza, sull'ingiustizia, e che esse, per mantenere i propri privilegi, si oppongano all'ascesa delle classi popolari, egli non si spinge oltre, sino ad accettare l'esistenza della lotta di classe: il suo, rimane l'orizzonte delle provvidenze sociali, non di­venta il più conseguente orizzonte delle conquiste sociali.
i) Jbid., p. 531.
2) Jbid., p. 535.
3) Ordinamenti politici delle Due Sicilie, in Scruti e discorsi politici, cit., p. 183.
4) Ibid., p. 180.