Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO
anno <1962>   pagina <214>
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214 Renato Composto
Credo, peraltro, che le testimonianze recate diano alle tesi degli Ultimi casi, dalle quali avevamo preso le mosse, il sostegno di un corso di idee non improvvisato, bensì dipanantesi in un costante filo di svolgimento durato un intero decennio, e ci consentano di darne la valutazione che è stata prospettata nelle precedenti considerazioni. Va rilevato, tuttavia, che, mentre il più acceso tono degli Ultimi casi non disdirebbe come pre­ludio ad un'evoluzione verso posizioni più avanzate, il Crispi del 1853 ha mutato concetto ed atteggiamento nei riguardi del socialismo.
Questa stessa conclusione apre, però, la via ad un ulteriore problema, che può diventare il tema di altra ricerca, mirante ad accertare quali espe­rienze, quali influssi, abbian fatto sì, successivamente al 1849, che in Crispi acquistassero preminenza proprio gli elementi involutivi.
RENATO COMPOSTO APPENDICE
AI POLITICI DEL TEMPO !
Equilibrate sempre gl'interessi. Noi dopo d'avere distratta quella forza malefica che dava agli uni ritogliendo agli altri, possiamo considerarci come in una società nascente, ove il sentimento de' vantaggi che ogni membro si è pre­fissi, agisce in un modo così attivo e stimolante che, ammesso il contrario, sa­rebbe un frustrare nei suoi principii quella massa di doveri, di dritti e di bisogni, che abbiamo cercato di atteggiare in una guisa meglio proporzionata al grande scopo della socialità. È risaputo che l'interesse, mentre è un'efficace spinta a rendere l'uomo progressivo ed operoso, è un grande agente morale, la cui mis­sione riflette mirabilmente l'ordine delle famiglie, e quelle irresistibili relazioni che passano tra genitori e figli, tra mariti e mogli, e via dicendo. Togliete dalle società costituite questo grande motore di fondamenta! legge dell'umanità, e voi vedete violata la natura nei suoi più sagri rapporti. Una funesta indiffe­renza sottentrerebbe nelle più care affezioni del sentimento, che distruggerebbe quello stato reale di benessere e di mutuo soccorso, che sono le parti massime del germe dell'ordine sociale. Distruggete questo principio animatore di tutti i tra­vagli, di tutti gl'ingegni, e non ravviserete che una mortale agonia nei concepi­menti di ognuno, un assideramento in tutti gli sforzi della specie umana. Perciò equilibrate sempre gl'interessi. Ciò non facendo, la società diverrà un attentato a coloro cui toccherà la disavventura di venirne colpiti; a quella unificazione, che contiene il più grande valore politico.
Forzare una data classe di uomini a guardar con sangue freddo chi sta in cima degli agi, mentre essi periscono, è lo stesso che ammettere delle condizioni che ripugnano all'oggetto finale di ogni colleganza: è lo stesso che contrastare a quella lotta medesima di che fu sentito il bisogno per porci in equilibrio; è lo stesso che manomettere quella libertà che abbiamo risguardata come patrimonio inviolabile consagrato a vantaggio di tutti: un forzare infine ogni essere morale,