Rassegna storica del Risorgimento

FARINI DOMENICO
anno <1962>   pagina <219>
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Il Diano di Domenico Farini
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repubblicano, che avrebbe rovesciato le istituzioni e, come conclusione, si temeva da alcuni, condotto all'anarchia e distrutta l'unità. Questi erano antichi timori ancorati a un mondo che finiva. Prova ne sia il fatto che, anche in questo periodo turbinoso, se si tolgono poche isolate eccezioni, non vi fu nessuno che attaccasse le istituzioni in quanto tali, ma solo il modo con il quale erano dirette o amministrate.
Non si pnò negare, però, che per coloro i quali avevano fatto parte del Parlamento subalpino o dei primi Parlamenti italiani, dove la discussione si era quasi sempre svolta lungi da personalismi, in un clima superiore agli intrighi, lo spettacolo di Montecitorio e di Palazzo Madama, alla fine del secolo, doveva dare un senso di vertigine, l'impressione che tutto ciò per cui si era lottato, sofferto e vinto, fosse destinato a frantumarsi e a discio­gliersi, come si frantumava e si discioglieva, messa a nudo nelle piccole miserie domestiche, la fama di nomini, che, per il martirio sofferto o per le guerre combattute, avrebbero dovuto essere esempio e guida agli Italiani nuovi.
Li questo stato d'animo si trovò Domenico Farini, il quale, pur non essendo tanto vecchio, portava in sé ancora viva e palpitante l'espe­rienza del padre suo, a tal segno che, a volte, si poteva pensare di trovarsi di fronte alla stessa persona. Paiono profezia le parole di Luigi Carlo: Le nostre anime son veramente una sola... l'affetto di padre è avvalorato in me da Lutti i più teneri affetti, di fratello, di amico .l) Nato a Monte-scudo, in Romagna, il 2 luglio 1834, Domenico Farini seguì il padre nel suo esilio in Piemonte e si formò nella rigida disciplina dell'Accademia militare; dopo aver partecipato valorosamente si glorierà sempre delle medaglie che aveva conquistate alle campagne del '59 e del "'fà lasciò la divisa di soldato per dedicarsi alla politica. Nel 1864 troviamo assieme, idealmente, in Parlamento un figlio ed un padre, che stava, però, tristemente finendo i suoi giorni. Quando la Sinistra salì al po­tere, Domenico tenne la presidenza della Camera dal 1878 al 1884 e, poi, quella del Senato (alla quale fu chiamato da Crìspi) dal 1887 al 1898. Quando scrive il suo Diario, quindi, il Farini si trova a capo della Camera vitalizia, in una posizione, che gli permette di guardare dall'alto, senza scendere nella rovente fornace delle passioni e delle consorterie, il mondo politico che passa sotto i suoi occhi; ha modo, insieme, di essere addentro alle segrete cose, di conoscere i retro­scena, i moventi, gli smarrimenti, le indecisioni dei grandi e dei piccini. Sta, è vero, al Senato, ma in quegli anni anche questo ramo del Parlamento
l) Epistolario di Luigi Carlo Farini a cara di LUIGI BAVA, Bologna, Zanichelli, 1932, voi. IV, p. 214.