Rassegna storica del Risorgimento
FARINI DOMENICO
anno
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1962
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pagina
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Il Diario di Domenico Farini
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Troppe volte aveva dato le dimissioni da presidente, sia alla Camera,1) sia al Senato, perchè riteneva offesa in lui la dignità della quale era insignito; troppe volte rifiuterà la presidenza del Consiglio, un ministero o un ambasciata, che gli saranno offerti nei momenti di crisi, riconoscendo lealmente che era questa la sua debolezza: dare consigli, ma non volere assumere la responsabilità di eseguirli. Da qui, però, una superiore imparzialità di giudizio, che si nota, quando deve consigliare, soprattutto nei confronti della parte avversa, della Destra. Cominciando da se stesso e, giù giù, per tutti i membri delle Camere e degli uffici governativi, non poteva ammettere che un senatore (di nomina regia), un consigliere di Stato o della Corte dei Conti, un magistrato, un prefetto, un ufficiale, fìnanco un usciere di palazzo Madama, si lasciassero trasportare dalla passione politica ad attaccare pubblicamente e, soprattutto, sui giornali, il He, le istituzioni, il Governo in quanto tale.
Leggendo il Diario, però, non si devono isolare singole frasi e su di esse fondare un giudizio storico su questo o su quel personaggio; il valore delle note sta proprio nel fatto che esse sono scritte di getto, senza correzioni post rem, nell'immediatezza dell'impressione. Come alcuni avvenimenti possono essere sopravalutati o sottovalutati, così l'atteggiamento degli uomini è fissato giorno per giorno e, in questo breve termine, discusso dopo che, con assoluto distacco, sono state riferite le opinioni espresse dalle parti in causa. Come si spiegherebbero altrimenti le frasi irriguardose persino nei confronti del Re o quelle contro colui che si deve considerare, politicamente, il suo capo, Francesco Crispi? Perchè lo possiamo ritenere Crispino, più che uomo di sinistra, anche se Farini si ribellava a questa definizione, quasi che alla sua età, nella sua posizione, a nulla aspirando, di nessuno avendo bisogno, non fosse lecito pensare a modo suo, colla sua testa, senza moventi di persone . 2) Se, del Crispi, nel 1893 scrive: è un uomo che, se non muore presto, darà del filo da torcere a parecchi ed alla monarchia, giacché egli non fa che idoleggiare Garibaldi e Mazzini , 8) nel 1898 si ribella quando vede il vecchio abbandonato. È deplorevole che all'opportunità, cosi detta, si subordini ogni generosità, ogni nobiltà di sentimento, ogni solidarietà, ogni credenza politica, ogni saldezza di carattere. E fa
*) <c Nella Camera D. F. portava certe suscettività, certe permalosità di fanciulla,.. Molte volte in occasione di battibecchi egli minacciava di coprirsi e di andarsene molte altre egli se ne andava in fatto, piantando baracca e... campanello. H voto unanime della Camera Io persuadeva a ritirare le dimissioni, in SALVATORE BARZILAI, Vita parlamentare. Discorsi o profili politici con prefazione di Ferdinando Martini, Roma, Tip. ed. nazionale, 1912, pp. 86-87, da un articolo del 1887.
2) Diario, 16 gennaio 1897.
3) Diario, 20 ottobre 1893.