Rassegna storica del Risorgimento
FARINI DOMENICO
anno
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1962
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pagina
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Il Diario di Domenico Farini
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unente risanabile se si trattasse d'un popolo unanime, virile. Ma purtroppo manca l'unione dei cuori e degli intenti. Il nord anticoloniale sta contro il sud africanista. I partiti estremi, destra, radicali, mossi da un uguale sentimento hanno avvelenata l'anima del paese. Socialisti e democratici non hanno predicato che la conquista dei godimenti materiali; proprietari-conservatori sono mossi, contro alle colonie, dal timore dei sacrifici pecuniari, delle nuove imposte. È lo stesso egoismo che fa calpestare ad entrambi i sentimenti generosi che distinguono l'uomo dai bruti. Per entrambi che Patria, che dignità, che prestigio della bandiera, che onore militare: ci vogliono maccheroni ! La degradazione, l'avvilimento degli animi tocca il parossismo. È l'effetto di una stampa iniqua che ha prostituito ogni nobile sentimento; che grida ogni giorno alla piccolezza, all'impotenza, alla miseria dell'Italia; che, come una confraternita di trappisti, assidera il cuore della nazione ad ogni istante col monito: sorella devi morire, sei morta. I radicali fanno il loro giuoco . *)
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Tutta la visione politica di Domenico Farini si basa su tre direttrici fondamentali: Unità, Monarchia, Parlamento. Chiunque osi un'azione, che possa incidere sulla loro stabilità e sulla loro forza è, per lui, un nemico della Patria; esse sono le condizioni d'esistenza dell'Italia: tolto uno dei tre termini cadono gli altri.2)
UNITÀ. Il Farini la vedeva minacciata da tre forze: dai clericali, dai francofili, dai sostenitori del decentramento militare e politico.
Nei clericali riconosce coloro che vorrebbero disfare tutta l'opera del secolo XIX auspicando il ritorno del potere temporale. È l'unità che i clericali non vogliono non vogliono la casa di Savoia.3* Non auspica, però, l'urto fra Chiesa e Stato (e, per questo, è stato contrario al monumento a Giordano Bruno), ma non vuole nemmeno un accordo. In Roma bisogna che Monarchia e Papato facciano la loro via senza urtarsi. La conciliazione significherebbe due abdicazioni. II Papato ad una parte delle sue pretese, l'Italia ad una parte dei suoi diritti. Una monarchia guelfa che abdicasse a codesti diritti sarebbe abbandonata dai liberali. 4) Uguali concetti, sotto altra forma, aveva espressi nel 1894: Io non sono ateo, ma
1) Diario, 3 marzo 1896.
2) Diario 21 dicembre 1894.
3) Diario, 10 novembre 1895. *) Diario, 20 aprile 1895.