Rassegna storica del Risorgimento

FARINI DOMENICO
anno <1962>   pagina <223>
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Il Diario di Domenico Farini
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unente risanabile se si trattasse d'un popolo unanime, virile. Ma purtroppo manca l'unione dei cuori e degli intenti. Il nord anticoloniale sta contro il sud africanista. I partiti estremi, destra, radicali, mossi da un uguale sentimento hanno avvelenata l'anima del paese. Socialisti e democratici non hanno predicato che la conquista dei godimenti materiali; proprietari-conservatori sono mossi, contro alle colonie, dal timore dei sacrifici pecu­niari, delle nuove imposte. È lo stesso egoismo che fa calpestare ad entram­bi i sentimenti generosi che distinguono l'uomo dai bruti. Per entrambi che Patria, che dignità, che prestigio della bandiera, che onore militare: ci vogliono maccheroni ! La degradazione, l'avvilimento degli animi tocca il parossismo. È l'effetto di una stampa iniqua che ha prostituito ogni nobile sentimento; che grida ogni giorno alla piccolezza, all'impotenza, alla miseria dell'Italia; che, come una confraternita di trappisti, assidera il cuore della nazione ad ogni istante col monito: sorella devi morire, sei morta. I radicali fanno il loro giuoco . *)
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Tutta la visione politica di Domenico Farini si basa su tre direttrici fondamentali: Unità, Monarchia, Parlamento. Chiunque osi un'azione, che possa incidere sulla loro stabilità e sulla loro forza è, per lui, un nemico della Patria; esse sono le condizioni d'esistenza dell'Italia: tolto uno dei tre termini cadono gli altri.2)
UNITÀ. Il Farini la vedeva minacciata da tre forze: dai clericali, dai francofili, dai sostenitori del decentramento militare e politico.
Nei clericali riconosce coloro che vorrebbero disfare tutta l'opera del secolo XIX auspicando il ritorno del potere temporale. È l'unità che i clericali non vogliono non vogliono la casa di Savoia.3* Non auspica, però, l'urto fra Chiesa e Stato (e, per questo, è stato contrario al monu­mento a Giordano Bruno), ma non vuole nemmeno un accordo. In Roma bisogna che Monarchia e Papato facciano la loro via senza urtarsi. La con­ciliazione significherebbe due abdicazioni. II Papato ad una parte delle sue pretese, l'Italia ad una parte dei suoi diritti. Una monarchia guelfa che abdicasse a codesti diritti sarebbe abbandonata dai liberali. 4) Uguali concetti, sotto altra forma, aveva espressi nel 1894: Io non sono ateo, ma
1) Diario, 3 marzo 1896.
2) Diario 21 dicembre 1894.
3) Diario, 10 novembre 1895. *) Diario, 20 aprile 1895.