Rassegna storica del Risorgimento

FARINI DOMENICO
anno <1962>   pagina <224>
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Emilia Morelli
penso che Iddio non si debba trarre in mezzo alle nostre dispute ed inte­ressi mondani. La formola Dio e Re per la Patria, chiama Dio a servizio di questa mentre Iddio deve essere con tutte le patrie.1) Di qui, l'opposizione a quelle nuove correnti cattoliche, che la sua sensibilità po­litica gli fa, però, individuare. Non vorrebbe che fossero restituiti i pri­gionieri africani, se questo deve essere a prezzo della mediazione papale, si meraviglia che società cattoliche o comitati clericali facciano cele­brare funerali per i morti di Amba Alagi: Parlano di Patria dice e di nazionalità, essi che la Patria e la nazionalità, togliendo Roma, vor­rebbero smembrare ! .2) Ma, soprattutto, nota l'insorgere della propa­ganda sociale cattolica tra il popolo e persino nelle caserme: I clericali invadono i municipii; ivi cercano di impossessarsi delle scuole e della bene­ficenza: del cervello e dello stomaco. Che cosa resta al Governo ?... Segre­tariati del popolo, ricreatori militari, credito agrario, banche popolari: queste sono le istituzioni che i clericali fondano .s) Alla sua mentalità appare, infine, impossibile introdurre in un programma politico l'idea religiosa e sociale, anzi, quasi l'idea del socialismo cattolico .4) Sente, piuttosto, probabile un'alleanza tra conservatori, clericali e moderati, per creare un partito neo cattolico pronto a lasciare Roma al Papa, per averne la benedizione sul resto, per opporre l'acqua santa al petrolio . s) Non avrebbe certamente pensato che, in Italia, gli anni in cui viveva si sarebbero potuti definire un giorno: l'età di Leone XIII !
Accanto al pericolo interno, quello estero, che si chiamava Francia. La guerra commerciale preoccupava i conservatori e li spingeva a ingra­ziarsi quella nazione attraverso il Vaticano. Questa posizione del Farim, dopo i suoi amori francesi del 1878, è stata magistralmente delineata da Federico Ghabod : Dopo Tunisi, forse soprattutto dopo il riavvi­cinamento fra Leone XIII e la repubblica francese mutava la sua fede nella " causa comune in una difiìdentissima, implacabile avversione alla Francia rea per lui, come per Crispi, di congiurare col Vaticano contro l'unità stessa d'Italia .6)
Il suo astio antifrancese non gli farà comprendere neppure l'impor­tanza degli accordi del 1898, a causa dei quali scriverà parole violente contro il Luzzatti.
*) Diario, 18 settembre 1894.
2) Diario, 6 gennaio 1896.
3) Diario, 25 novembre 1895. *) Diario, 2 luglio 1896.
5) Diaria, 11 luglio 1895.
6) F. CHABOD, Storia della politica estera italiana dal J870 al 1896, voi. I, Le pre­messe, Bari, Laterza, 1951, pp. 461-462.