Rassegna storica del Risorgimento
FARINI DOMENICO
anno
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1962
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pagina
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Emilia Morelli
repubblica proclamata dai reggimenti romagnoli. *) L'altra tendenza al decentramento, poi, propugnata dai clericali, gli appariva di smembramento d'Italia,*) cosi come lo preoccupava il separatismo che sentiva aleggiare nell'animo dei senatori siciliani e che gli par concretarsi nel commissariato Codronchi. Di codesti ordinamenti non mi formalizzerei se l'unità fosse tanto saldamente costituita da non temerne. Ma, purtroppo, da troppe parti, gli elementi, le tendenze di separatismo pullulano, ingigantiscono. Ora io so essere canone d'igiene politica, come d'igiene fisica, opporre agli umori peccanti i derivativi e non assecondarli. Bada, codesto esempio della Sicilia, ordinata in modo accosto all'autonomia, quanti altri desiderii o speranze d'altre parti può risvegliare. se tu riesci, e quanto meglio riescirai, i desiderii diverranno più intensi ! .3)
Tutto questo, però, veniva detto senza sottovalutare le difficoltà connesse al fatto che la capitale d'Italia era Roma. Si sarebbe dovuta creare una città nuova, tutta italiana, accanto a quella antica dei Cesari e dei Papi. La Roma italiana, non può, non deve essere né la Roma dei Papi, né la Roma della Repubblica, né dell'Impero. Il Campidoglio papalino del Senatore di Roma è troppo piccolo per noi; troppo grande l'antico . 4>
MONARCHIA. Ecco la vera forza centrale dell'Italia nuova, ecco lo scudo più sicuro per il mantenimento dell'unità. Una viva e profonda amicizia legò il Farmi a Umberto e a Margherita di Savoia, della quale abbiamo continue testimonianze nel Diario, il quale ha un suo valore anche perchè ci fa meglio conoscere gli atteggiamenti, i propositi, le intime convinzioni dei Sovrani. Al di là delle persone e sopra di esse, devozione assoluta all'istituzione, considerata garanzia indispensabile dell'unità e dell'indipendenza. Per questo Farini restava sconvolto della, per lui, eccessiva bontà del Re, anche di fronte ad avversari politici della monarchia; gli pareva altre volte ohe al Quirinale non si agisse con sufficiente energia.
Se la monarchia rappresentava il perno della nazione, non si doveva diminuirne in alcun modo la forza; di qui la necessità assoluta di mantenere saldo e compatto l'esercito, di custodirne gelosamente l'onore. La monarchia piemontese, il Piemonte, ebbero l'egemonia in Italia, perchè dinastia e popolo guerrieri: sfondate questa palma e torrete alla monarchia la sola sua ragione d'essere. Togliete all'esercito il suo prestigio, uccidetene
!) Diario, 21 maggio 1894. 2) Diario, 25 aprile 1894. *) Diario, 3 aprile 1896. 4) Diario, 10 febbraio 1898.