Rassegna storica del Risorgimento

FARINI DOMENICO
anno <1962>   pagina <226>
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Emilia Morelli
repubblica proclamata dai reggimenti romagnoli. *) L'altra tendenza al decentramento, poi, propugnata dai clericali, gli appariva di smembra­mento d'Italia,*) cosi come lo preoccupava il separatismo che sentiva aleggiare nell'animo dei senatori siciliani e che gli par concretarsi nel com­missariato Codronchi. Di codesti ordinamenti non mi formalizzerei se l'unità fosse tanto saldamente costituita da non temerne. Ma, purtroppo, da troppe parti, gli elementi, le tendenze di separatismo pullulano, ingi­gantiscono. Ora io so essere canone d'igiene politica, come d'igiene fisica, opporre agli umori peccanti i derivativi e non assecondarli. Bada, codesto esempio della Sicilia, ordinata in modo accosto all'autonomia, quanti altri desiderii o speranze d'altre parti può risvegliare. se tu riesci, e quanto meglio riescirai, i desiderii diverranno più intensi ! .3)
Tutto questo, però, veniva detto senza sottovalutare le difficoltà connesse al fatto che la capitale d'Italia era Roma. Si sarebbe dovuta creare una città nuova, tutta italiana, accanto a quella antica dei Cesari e dei Papi. La Roma italiana, non può, non deve essere né la Roma dei Papi, né la Roma della Repubblica, né dell'Impero. Il Campidoglio papalino del Senatore di Roma è troppo piccolo per noi; troppo grande l'antico . 4>
MONARCHIA. Ecco la vera forza centrale dell'Italia nuova, ecco lo scudo più sicuro per il mantenimento dell'unità. Una viva e profonda ami­cizia legò il Farmi a Umberto e a Margherita di Savoia, della quale ab­biamo continue testimonianze nel Diario, il quale ha un suo valore anche perchè ci fa meglio conoscere gli atteggiamenti, i propositi, le intime con­vinzioni dei Sovrani. Al di là delle persone e sopra di esse, devozione assoluta all'istituzione, considerata garanzia indispensabile dell'unità e dell'indi­pendenza. Per questo Farini restava sconvolto della, per lui, eccessiva bontà del Re, anche di fronte ad avversari politici della monarchia; gli pareva altre volte ohe al Quirinale non si agisse con sufficiente energia.
Se la monarchia rappresentava il perno della nazione, non si doveva diminuirne in alcun modo la forza; di qui la necessità assoluta di mante­nere saldo e compatto l'esercito, di custodirne gelosamente l'onore. La monarchia piemontese, il Piemonte, ebbero l'egemonia in Italia, perchè dinastia e popolo guerrieri: sfondate questa palma e torrete alla monarchia la sola sua ragione d'essere. Togliete all'esercito il suo prestigio, uccidetene
!) Diario, 21 maggio 1894. 2) Diario, 25 aprile 1894. *) Diario, 3 aprile 1896. 4) Diario, 10 febbraio 1898.