Rassegna storica del Risorgimento
FARINI DOMENICO
anno
<
1962
>
pagina
<
228
>
228
Emilia Morelli
devoli sorprese, accetterà di intervenire direttamente presso di lui tramite il Perazzi durante la crisi del marzo 1896.
Anche sulla politica estera, naturalmente, avrebbe influito sinistramente un indebolimento dell'esercito. Legati alla Triplice, come fornire aiuto alle Potenze centrali, se le nostre divisioni sarebbero state appena sufficienti a guardare i nostri confini ? Gli Italiani non si accorgono ancora che presto saranno inutili alle potenze centrali, dalla Francia scherniti e schiacciati ! L'Italia, al solito, fornirà le spoglie al vincitore del prossimo conflitto europeo. Immemori d'ogni insegnamento della storia, si arrabattano a demolire il solo cemento che li tenga uniti: l'esercito.1)
PARLAMENTO. Ecco ]t terza, solida colonna, sulla quale poggia lo Stato italiano, e che ne rappresenta il fulcro. Se la Camera in trent'anni ai è diffamata, un regime che ne astraesse, in tre anni lo sarebbe di più. Io capisco che per salvare l'Unità, la Patria, i dodici comandanti di corpo d'armata possano in un momento qualunque avere ogni potestà civile e militare, non capisco un regime personale del Re sostituito all'ufficio del Parlamento .2) Per questo il Farini è nettamente contrario alle teorie sonniniane del Torniamo allo Statuto; secondo lui equivarrebbe a torniamo alla bandiera azzurra, alla religione cattolica, alla guardia nazionale. Equivarrebbe a disfare una tradizione di cinquantanni, che diede potere e gloria a Vittorio Emanuele ! , senza contare ohe il Re in trenta mesi anderebbe all'aria se rimanesse solo, a bersaglio dei partiti.8) Da questa alta coscienza democratica, discendono le invettive contro il decadimento delle assemblee legislative, contro il mal uso che i membri di esse fanno del loro potere, ma anche i rimproveri ai Governi che vorrebbero scavalcare il Parlamento. Leggendo le pagine più suggestive e più valide del Diario, quelle che si riferiscono alle crisi ministeriali, si vede chiaramente come il Presidente del Senato usasse del suo prestigio personale e di quello della sua carica per opporsi sempre, con energia, a chi avrebbe voluto evitare jil voto di fiducia, il solo che poteva indicare al Re la via da seguire; a chi preferiva le crisi extraparlamentari; a chi, con scuse varie, teneva chiuse le aule di Montecitorio e di Palazzo Madama nei momenti difficili; a chi voleva, troppo spesso, ricorrere a nuove elezioni. Tutto questo, nel tentativo di riportare il Parlamento alla sua vera e insostituibile funzione, per immettere un soffio di vita sana in un organismo che, anche a lui, appariva snaturato. Altra volta i partiti, discordi nei mezzi, concordi nel fine,
*) Diario, 17 aprile 1894. 2) Diario, 25 gennaio 1894. *) Diario, 8 gennaio 1897.