Rassegna storica del Risorgimento

FARINI DOMENICO
anno <1962>   pagina <233>
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Il Diario di Domenico Favini
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dopo avere rinunciato alla presidenza della Camera, lo portò a quella del Senato. Barzilai saluterà con entusiamo quella nomina. Con quest'uomo Crispi vuol colorire il suo concetto: diamo, fin che c'è e deve essere, al Se­nato una vita meno anemica di quella strappata coi denti sino a qui. Ele­viamolo dalla condizione miserrima di ufficio di registro delle deliberazioni della Camera, di macchina a voti cui era ridotto negli ultimi anni; poiché tante forze e tante intelligenze giuridiche, economiche, scientifiche, arti­stiche sono là dentro, cerchiamo ch'esso porti un utile effettivo contributo di lavoro all'opera legislativa. Presentiamo dei progetti di legge al Senato prima che alla Camera poiché la legge lo ammette ridiamo vita attiva e proficua ad un cadavere. Nessuno meglio di Domenico Farmi può con­tribuire a fare il miracolo. Sotto la sua presidenza, i senatori forse sonnec-chieranno meno e non si assisterà forse allo spettacolo di quaranta vota­zioni a scrutinio segreto, in quaranta urne, di quaranta progetti di legge, dovute fare da quei vecchi, per compiacere Depretis, in una sola seduta. C'erano in quel giorno poco più di quaranta senatori nell'aula, e parevano le urne dello scrutinio, urne funerarie. Oggi suona la tromba per i resar-vectuvi. Domenico Farmi, ho già detto, ha due vigorosi polmoni . *)
I giudizi personali sul marchese di Rudinì sono assai sfumati, come corretti, ma non confidenziali, i rapporti tra il presidente del Senato e quel­lo del Consiglio. Non mancano, invece, ed è naturale, giudizi aspri contro la politica della Destra, a cominciare da quelli sul partito nel suo insieme. Mentre Rudini vagheggia la restaurazione d'un partito conservatore, molto conservatore, i moderati, seguendo il non imitabile esempio già dato dai progressisti per lunghi anni, incominciano a dividersi, ad osteggiarsi. Avremo adunque come ebbimo serie di ministri progressisti, nuove serie di ministri moderati . 2) L'atteggiamento rinunciatario in Africa e il riscatto dei prigionieri indignano chi pur non aveva approvato l'impresa africana. Il paese frollo e barbogio non si solleva con un urlo d'indignazione contro chi lo stupra, ne corrompe l'anima, lo trae a sicura rovina. Poveri morti che diedero la vita per ottenere questi bei risultati .8) Come condividere la politica di chi faceva dell'Italia la prima nazione al mondo che elevasse un re barbaro all'onore di stipulare la pace con un discendente di casa Savoja, scendendo essa d'altrettanto di quanto si alza l'Abissinia ? H Farini sembra ignorare che qualcuno doveva liquidare la triste eredità di Adua e vede, invece, nella classe dirigente una sola preoccupazione:
J) S. BABZII/AT, ap. cit., p. 88.
2) Diario, 21 loglio 1896.
3) Diario, 8 maggio 1896.