Rassegna storica del Risorgimento
OLLIVIER EMILE ; FRANCIA
anno
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1962
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pagina
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269
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Emilo OUivicr e il suo Journal 269
U 20 gennaio 1867 si ebbe l'annunzio che VAdrcsse sarebbe stato sostituito dal diritto di interpellanza: i ministri avrebbero dovuto esporre e difendere la loro politica davanti al Senato e al Corpo legislativo. Nonostante ciò, Ollivicr continuò nella sua opposizione dottrinale con una estrema coerenza. Ma nella sua opposizione c'erano soltanto motivi dottrinali? Egli scriveva al Walewski: J'éprouve une répugnance presque invinciblc à quitter ma vie paisible d'études et de méditation pour me lancer dans la vie militante de l'action (II, 260). E a Madame de Sourdeval ripeteva: Dès quo je rcvicns à la politique je deviens triste et soucieux. Non, je n'étais pas créé pour ce maudit métier (li, 301). Per questa ripugnanza interiore ad entrare nel meccanismo di un ingranaggio ministeriale egli mirava a far sentire la sua voce stando all'opposizione, ma per condurre la lotta con una certa autorità, e per non confondersi con quell'opposizione dalla quale si era staccato, egli doveva crearsi un proprio seguito alla Camera, e ciò non era possibile senza nuove elezioni. Dopo le elezioni del maggio 1869, una quarantina di deputati, benché presentatisi come bonapartisti, si raggrupparono dietro Ollivier e chiesero la costituzione di un ministero responsabile. Ben presto essi divennero 116. II 23 luglio veniva comunicato ad Ollivier che Napoleone aveva deciso di restituire l'iniziativa parlamentare alle Camere. Il 4 agosto 1869 Ollivier termina cosi il suo Journal: Depuis douze ans on me vilipende pour avoir era l'Empire compatible avec la liberto. La preuve est faite et la question est jugee. J'ai atteint mon but. La première partie de ma vie politique est dose. Une autre va commencer (II, 379). Ollivier poteva dire di essere riuscito a fare accettare le sue idee stando all'opposizione!
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Al testo del Journal segue un'appendice per il periodo 1870 che comprende delle note frettolose, delle lettere e dei brani dell'JSmpire liberal. Questa appendice non corrisponde allo spirito del Journal che è strettamente personale. Senza dubbio dal punto di vista letterario il tono del secondo volume manca di quello slancio sentimentale che anima gli anni 1846-60. Ollivier si diffonde, forse un po' troppo, sui bavardages dell'ambiente imperiale, sui giudizi emessi sul suo conto, sul desiderio di destare negli altri una buona impressione, ma dalle note vien fuori il quadro di un uomo con le sue grandezze e le sue debolezze, con le sue illusioni e le sue vanità. L'appendice è messa lì, non tanto per conoscere le fugaci e disorganiche annotazioni di Ollivier, preso dal vortice degli avvenimenti, ma come difesa della sua azione ministeriale. Proprio per questo motivo l'appendice, cosi come è stabilita, nuoce al valore morale del Journal stesso. Il Journal è la storia di una lotta ideale combattuta in nome della libertà, e condotta con ima interiore coerenza. Nonostante le profferte, le pressioni, gli inviti, Ollivier aveva rifiutato per circa un decennio di divenire ministro, e aveva dato prova di un indiscutibile disinteresse. Si può ironizzare su una sua certa ingenuità, ma egli non cercava di presentarsi come furbo, al contrario riconosceva i propri limiti politici: e J'ai trop de bornie foi et d'ingenuità, et la première condition de succès pour un homme politique, c'est la mauvaise foi passionnée (II, 301). Si può criticare la sua posizione di isolato, ma questa solitudine era in parte conseguenza della fiducia nei propri motivi ideali: si può affermare che egli non si rendesse conto di non avere dietro di sé una classe sociale, ma egli interpretava le agitazioni popò-