Rassegna storica del Risorgimento

CATTOLICESIMO
anno <1962>   pagina <272>
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Marcella Deambrnsis
rità 6 libertà, sul piano della coerenza filosofica ciò non mi pare possibile e pre­ferisco classificare costoro come riformisti . Nel definire un a Prato riformi­sta non intendo però richiamarmi alle tradizionali posizioni degli eretici del Cinquecento* cari agli scolari del Cantimori. ma intendo applicare a un cattolico liberale l'etichetta che si dettero per esempio i Toscani che fecero capo allo Esaminatore di Firenze. Nel 1868 questo periodico classificava l'atteggiamento dei propri aderenti con questa denominazione, riferendosi al desiderio di quei gruppi di propagandare la necessità almeno di una riforma disciplinare della Chiesa. *) Quanti poi di coloro che io chiamo riformisti , e ohe studiosi autore­voli Hanno cosi chiamato, pur proclamandosi solo desiderosi di una riforma disci-plinare che non intaccasse i dogmi non nutrivano in ultima analisi delle riserve anche in materia di fede? Nei richiami alle dispute sull'Eucarestia, alla Chiesa Primitiva, ai primi Concili, trascurando i punti fermi del Concilio di Trento, non nascondevano essi il desiderio di valicare anche sul terreno dogmatico il muro al­zato tra i cattolici e i protestanti? E di conseguenza si rifiuta di accettare il nuovo bagaglio dogmatico dettato dalla proclamazione dell'infallibilità personale del papa e dalla proclamazione dell'Immacolata Concezione, si disputa sull'inoppor­tunità della proclamazione del dogma dell'In fallibilità per accia m azione , si predica il rispetto dell'opinione della minoranza dei vescovi all'opposizione, si discute sull'opportunità di concedere il diritto di voto ai vescovi in partibus , ecc. Tutte queste polemiche contro l'assolutismo papale aprono il varco al riav­vicinamento e alla conciliazione delle diverse confessioni cristiane: esse sono pro­prie dei riformisti alla Bianciardi e anche alla Cassani, mentre, alludendo a un Avignone e al suo gruppo, parlerei solo di conciliatoristi , come si è sempre fatto anche per motivi cronologici. Questi sono i Rosminiani del gruppo mila­nese che va dall'Avignone al Vitali, e forse comprende anche Luigi Tosi, il vicario capitolare di Cremona. 2) Richiamandosi alle proposte di riforma disciplinare
1) Cfr. Esaminatore, 1868, p. 210; e cfr. GIOVANNI GENTILE, Gino Capponi e la cultura toscana nel sec. XIX, Firenze, 1942, p. 79. Il Gentile accenna all'atteggiamento del Ricasoli che nel 1868 a Stanislao Bianciardi che a Firenze chiamava i preti liberali attorno al suo Esaminatore periodico inteso a promuovere la concordia tra la religione e lo Stato , mandava il suo plauso, avvertendo: L'Italia non può essere protestante: piuttosto volen­dola far tale, riesciremo a farla atea, e certamente riusciremo a crescere quella noncuranza e quell'indifferentismo nelle cose religiose, che è il peggiore di tutti i mali, perchè è la vera sorgente dell'immoralità, e questa snerva l'anima e la rende inetta ad ogni nobile e vigorosa opera. Volendo rinverdire la religione e la morale in Italia, non possiamo fare altrimenti che lavorare a purificarle, a ricondurle più che si può alle origini ? Carteggi Ricasoli, X, 39-40. II Gentile tra l'altro ncH'illustrare l'atteggiamento del Capponi, che il Prato conobbe, si richfa"n alla tradizione giansenistica toscana, all'opera del vescovo Ricci intesa a formare in Toscana una forte corrente di schietta religiosità,
2) Tra questi Rosminiani porrei anche il Giuliari di Verona cui, per esempio, il Cas­sani in una lettera del 4 ottobre 1868 osservava che egli considerava la libertà piuttosto secondo il criterio leihniziano distinguendo quella di ragione dalla libertà di fatto a diffe­renza del veronese, che ispirandosi al Rosmi ni In concepiva soggettivamente. Cosi come sul piano politico il Cassani preferiva che il governo non favorisse una determinata religione evitando di arrivare allo stabilimento di una ( Religione ufficiale, cfr. Carte Giullari, in Biblioteca Civica di Verona, e cfr. quel passo della Filosofia del Diritto di Hegel riportato da G. DE RUGGIERO nella Storia del Liberalismo Europeo, Bari, 1941, p. 251, in cui ap­punto è affermato che se la religione deve valere come realtà dello Stato, tutte le leggi sono messe a soqquadro, e il sentimento soggettivo e quello che detta legge.