Rassegna storica del Risorgimento

CATTOLICESIMO
anno <1962>   pagina <277>
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Conciliatoristi e riformisti italiani dell'Ottocento 277
Milano e dintorni, cioè per lo più appartenenti alla diocesi milanese. ) La sospen­sione della pubblicazione del Conciliatore fece ai che uno studio dell'a Prato sul protestantesimo ricavato dalla traduzione di un libro anonimo, apparso con la data di Sciaffusa, 1857, rimanesse inedito. È interessante a questo proposito la lettera dell'a Prato all'Avignone del 24 giugno 1860, della quale sono da sottoli­neare quei passi che chiariscono il suo atteggiamento nei confronti delle correnti riformistiche italiane filoprotestanti del periodo risorgimentale. Egli scrive in­fatti: Non sono pochi in Italia coloro i quali scambiando le dottrine della Chiesa Cristiana Cattolica con quelle di qualche partito che è ben lontano dal rappre­sentarla asseriscono essere esse incompatibili con la civile e politica libertà, ma anzi avversarla e d'altro canto siccome sanno che il Protestantesimo èia negazione di queste dottrine aspettano da quello la rigenerazione politica e civile della Penisola e proseguiva di conseguenza: l'amor grande che io nutro per il mio paese e per la verità, nonché la natura dei miei studi mi consigliavano già da molto tempo di occuparmi di tale questione ed il nuovo impulso che mi venne dal vostro cortese invito di dettare alcuna cosa in proposito per il Conciliatore aveva vinto i miei ultimi scrupoli..., e sarebbe interessante, aggiungeva, che ve­dessero gli Italiani quali vantaggi aveva ricavati la Germania dal Protestante­simo prima di gettarsi avanti nella voragine dell'ignoto! . Ma la soppressione del Conciliatore o qualche altra causa impedi quella pubblicazione. La cessazione della stampa del giornale dovette addolorare il Prato, che lo considerava di grande utilità alla causa della pace religiosa in Italia: *) nel riceverne infatti il Program­ma, egli aveva scritto all'amico: Sarebbe follia il dire oggi di che il mondo cat­tolico scarseggi di giornali che si chiamano religiosi, ma chi vuole giudicare in buona fede e con sincerità è altresì costretto a dite che in genere simili periodici massimamente in Italia furono di tal natura ohe in luogo di raggiungere gli scopi ohe nei programmi loro asseriscono essersi prefissi quali sarebbero di illuminare gli ignoranti, sorreggere i dubbiosi, convincere i renitenti arrivano per lo più a risultati del tutto opposti... , e aggiungeva che ciò avveniva anche a causa del tono iroso usato nelle polemiche e della mancanza di carità. Nel 1863, in occasione del Centenario della chiusura del Concilio, l'Avignone scriveva al Nostro una lettera che pare riaprire una corrispondenza a lungo interrotta e ormai a corto di argomenti, almeno di argomenti da potersi trattare per iscritto sfidando la censura austriaca!
1) Su queste vicende, efr. LUIGI VITALI, Le piaghe della Chiesa Milanese, Milano, 1863, e il saggio citato delTAmbrosoli. Da una lettera di un padre Cristoforo Girar-dettt all'a Prato da Bruxelles risulta che costui di passaggio da Milano, in quei mesi, nella canonica di Santo Stefano aveva assistito ad una riunione di sacerdoti, tra cui l'Avi­gnone; egli scriveva testualmente: In Milano due tersa dei sacerdoti pensano come noi e d'altronde secondo il Prevosto sono prudenti per non avere seccatore (efr. lettera, del 29 luglio 1863, in Archivio Salvadoxi, Trento).
2) Bisogna considerare che l'Avignone ai era mostrato molto cauto: così, per esempio, quando l'Oratorio di Modena nel numero del 17 aprile, come riferiva il n. 47 del Conciliatore* esponeva le idee del Comitato clerieo-liberale, l'Avignone dichiarava di non poter aderire a un movimento di ecclesiastici che si professavano per un pre­ciso partito politico, come ribadiva nel n. 43, riferendosi al programma del Comitato clericoliberale di Castelfranco. Probabilmente spiacquero alla Curia romana certe pub­blicazioni come quella sul matrimonio civile.