Rassegna storica del Risorgimento

CATTOLICESIMO
anno <1962>   pagina <286>
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Marcella Deambrosia
ha da temere davanti alla verità discussa in pubblico con carità e dottrina, anzi la cagione prima che ridusse la Chiesa italiana a tanta vergogna, che fece degli Italiani dei creduli e degli indifferenti, che spense il sentimento religioso tra noi, fa ed è la servilità, la ignoranza, la codardia del clero dirimpetto alle esorbitanze papali . Se questo era il pensiero del barone di ferro 1) il Chauncy Langdon nutriva invece fiducia negli ecclesiastici italiani e di loro scriveva al Ricasoli che se essi erano timidi bisognava compatirli trovandosi fra due mali: l'assolu­tismo gerarchico e l'indifferenza laica. Aggiungeva di aver ricevuto notizie dalla Lombardia, dove si stava pensando seriamente di fare adesione aperta alla dichiarazione tedesca e si pensava al modo di farlo più utilmente. 2) Come scri­veva l'a Prato al DOllinger il 1 maggio 1871 anche a lui erano arrivate dall'Italia parecchie lettere di teologi che condividevano il suo punto di vista, ma egli aggiungeva di dover ammettere che, sebbene in conversazioni private perfino dei vescovi si esprimevano apertamente contro le pretese della Curia, difficil­mente in Italia si sarebbe trovato un personaggio autorevole che osasse assumere il ruolo tenuto dal Dsllinger in Germania. Cosi le speranze degli Italiani non potevano fondarsi altro che sull'estendcrsi e affermarsi del movimento iniziato dai Vecchi cattolici. 3) Del resto che fosse difficile in Italia un movimento di rifor­ma religiosa non era solo opinione del Ricasoli, ma in generale dei laici, come per esempio il Castellani, di cui Roberto Cessi riporta il pensiero: Io non credo possibile in Italia alcun moto religioso. H popolo in fatto di religione è molto più ili mainato dei dotti. Egli distingue bene il dogma dalla disciplina della Chiesa. Quello crede immutabile e mutabile questa. Sa che il principato temporale non è punto legato alla esistenza del dogma, e sa inoltre di più sa cioè che il principato temporale non ha influenza generale sui rapporti religiosi, esempio le Chiese oltramontane e specialmente la francese. Con questo buon senso pratico, che caratterizza lo spirito italiano, io credo che tentare l'abolizione del dominio temporale mediante un moto religioso positivo in Italia sarebbe battere precisa­mente la via, che conduce all'estremo opposto... .4)
*) Sulle idee di riforma del Ricasoli e la sua politica che avrebbe lasciato una ecces­siva autonomia alla Chiesa, cr. MARIO FALCO, La politica ecclesiastica della Destra, Torino, 1914. Sul movimento iniziato invece dal Passaglia e l'adesione di Prota Giurleo alle posi­zioni dei Vecchi cattolici, cfr. ARNALDO DELLA TORRE, Il Cristianesimo in Italia dai filo­sofisti ai modernisti, Palermo, 1913, p. 277.
2) Archivio Ricasoli, Bxolio, cass. 84, 30, lettera del 5 luglio 1871. Rapporti tra l'ambiente toscano e i lombardi conciliatoristi vi erano certamente stati anche una decina di anni prima come appare da una lettera dell'Avignone all'a Prato. In una lettera del 19 aprile 1860 dell'Avignone all'a Prato sull'argomento dei Concordatili canonico lombar­do scriveva che qualche giornale religioso toscano si associava alle loro idee, mentre con qneli del Piemonte, come l'armonia, e della Svizzera erano in lotta aperta.
3) Cfr. Dollingeriana II in StaatArohiv di Monaco.
*) ROBERTO CESSI, Il Veneto nel Risorgimento, in Atti del 34 Congresso di Storia del Risorgimento Italiano, p. 372, Roma, 1958. Sulla Riforma Cattolica e gli ostacoli che essa incontrava in Italia il Bonghi riporta l'opinione dell'Hubert assieme ai giudizi ben noti del Mamiani e del Ricasoli nella Perseveranza del 28 gennaio 1872.