Rassegna storica del Risorgimento

CATTOLICESIMO
anno <1962>   pagina <288>
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Marcella Deambrosis
aspetti negativi della penetrazione gesuitica nella diocesi di Trento, che mette­vano in perìcolo il diffondersi delle tesi dei cattolici liberali antitemporalisti e simpatizzanti dell'Italia e davano ansa all'affermazione del cloro retrivo ed austriacante Una documentazione di questa situazione e del basso livello cul­turale del clero intransigente è data per esempio dagli indirizzi che sono conser­vati nell'Archivio della Curia di Trento, diretti dai decani delle valli al vescovo Riccabona, corredati da svariate firme ed espressioni più o meno vaghe di ade­sione, e da equivalenti dichiarazioni di numerosi cappuccini* formulate in occa­sione della diffusione della pastorale del 24 luglio del 1863 contro il giornale Il Messaggere di Rovereto, giornale, che ospitava articoli dell'a Prato e di ele­menti illuminati del clero veneto e del laicato liberaleggiante, e a cui facevano capo nomini come il roveretano Balista e i promotori della ristampa delle Cinque Piaghe del Rosmini. *)
In questi indirizzi gli intransigenti trentini polemizzavano con l'anonimo autore dell'opuscolo Intorno alla lettera pastorale... Considerazioni di un sacerdote trentino (Rovereto, 1863), in cui pareva che l'autore si appellasse all'opinione pubblica contro la condanna vescovile del Messaggere.2) La prima iniziativa del genere era stata presa dai sacerdoti che avevano partecipato alle feste per la celebrazione del Centenario della chiusura dei lavori del Concilio di Trento; il relativo indirizzo era stato pubblicato, il 13 luglio, dall'armonia, il cui di­rettore era stato presente alle cerimonie a Trento, Don Margotti infatti era stato l'anima delle manifestazioni, una delle eminenze grige del Centenario, come appare da una lettera del vescovo di Spoleto Arnaldi, che, neU'annunciare al Riccabona la sua forzata assenza dalle manifestazioni, scriveva di averlo an­nunciato anche a don Margotti: l'Arnaldi si preparava a varcare la soglia delle prigioni del preteso Regno d'Italia (sic).s)
Negli indirizzi del novembre del '63 inviati dal clero delle valli al vescovo di Trento, Riccabona, si scriveva una prosa più rozza, ma non molto dissimile a quella dell'Arnaldi, vescovo di Spoleto, si pronunciavano dichiarazioni di fede del genere della filippica di un certo Mutinelli, che scriveva impetuosamente Abborro Renan, abborro le Cinque Piaghe, abbono il Messaggere, ecc., e si denunciavano i confratelli che continuavano a leggere il giornale cattivo , come lo definiva il Riccabona. Così il decano di Cles (vai di Non) denunciava nel settembre del '63, che nonostante la pastorale del vescovo, del 24 luglio, don Andreis e don Magagna di Revò continuavano a leggere quel foglio pericoloso alla fede e alla morale cattolica. Da Strìgno, nel novembre, un don Osti inveiva contro i Passagliani, Renauisti, Rivoluzionari . E tra i rivoluzionari natu­ralmente, nelle menti dei benpensanti, era posto il nostro abate a Prato, che rice­veva da Cavalese, negli stessi giorni in cui venivano raccolte le firme dei curati dei più sperduti villaggi delle valli dolomitiche, le lettere del francescano Camillo Terzi, il quale nell'inverno del '63, come scriveva all'amico, era riuscito a leggere quaranta numeri del Mediatore, che circolavano in vai di Fiemme con gran cou-
Cfr. ANTONIO ZIEGER, Stampa cattolica trentina, Trento, 1960, p. 31.
*) Cfr. lo stùdio di LETTERIO BHICUCLIO, Questione Romana e clero veneto, p. 49, in Ateneo Veneto, 1960, n. 1, e Spirito religioso nel Veneto durante la terza dominazione austria­ca, in Rassegna Storica del Risorgimento, . 1,1955.
3) Archivio della Curia Arcivescovile di Trento Storia, op. 3,n. 1,1863.