Rassegna storica del Risorgimento

CATTOLICESIMO
anno <1962>   pagina <290>
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Marcella Deambrosis
Terzi, ai padri predicatori quaresitnalisti conte lui squarci della Civiltà Cattolica e volevano il Papa-Re e coloro che, come il francescano, erauo per la libera Chiesa in libero Stato. -) I cosidetti rivoluzionari di eoi parlano i lettori trentini del-PArmonia sono poi quegli amici di Cavalese del Terzi che, a lui, trasferito per punizione a Rezzato, donavano i volumi di filosofia dei cattolico nazional-con-servatore Augusto Conti.2)
Un pericoloso rivoluzionario secondo gli intransigenti trentini sarebbe dunque stato Pa Prato, capace di cospirare con quelli della Giovine Italia o della Giovine Europa, come scriveva ironicamente il Messaggere di Rovereto nelle sue polemiche, cercando di dimostrare ai lettori trentini il moderatismo che ispirava la redazione.3* In verità, una posizione piuttosto ardita assunse il Prato nello scritto polemico e anonimo, probabilmente come abbiamo visto dovuto alla sua penna, Considerazioni di un sacerdote trentino... intorno alla pastorale del 24 luglio del Riccabona diretta contro il Messaggere; a causa di queste affermazioni audaci fu probabilmente costretto a mantenere strettamente l'anonimo e ad obbligare al segreto e al silenzio anche gli amici che, come il Balista, vicesindaco liberale di Rovereto, volevano infrangere il vincolo e spin­gere Pa Prato alla lotta aperta. Tra l'altro, in quello scritto, egli polemizzava con l'arcivescovo di Udine, il quale aveva condannato la Rivista Friulana', e il Canossa di Verona, il quale aveva attaccato H Giornale di Verona, meno diffuso aggiun­geva Pa Prato del resto in quella diocesi del Messaggere, che si era creato un largo pubblico di lettori nel Veneto. 4) del Canossa l'autore delle Conside­razioni condanna le espressioni usate nei confronti del Renan, classificato da quel vescovo empiissimo e sciocco , del Renan che Pa Prato invece definisce il celebre orientalista francese , pur affermando di non averne letto l'opera, ma solo le recensioni dell'Indépendance Belge e della Revue des deux Mondes, e del quale parla con rispetto. E vedremo che più tardi modificherà il suo giu­dizio. Che non fosse Pa Prato un radicale lo dimostra anche il tenore che ebbe la stampa da lui diretta, come il giornale il Trentino, al quale venne a mancare a Parigi, per esempio, il corrispondente Alessandro Parodi, ritiratosi dall'incarico proprio per la disparità di opinioni religiose e politiche che egli aveva con l'a Prato, disparità che gli impediva un'onesta collaborazione.s) Il Parodi propose
*) Archivio Salvador!, Trento, Lettere di Camillo Terzi alfa Prato del 19 gennaio '62 e del 15 novembre *64, ecc.
2) Cfr. A. C. IEMOLO, Chiesa e Stato cit., p. 401 e ss.
3) Cfr. anche VJEsanànatore Friulano, un altro giornale cattolicoliberale, che nel '79 già al sesto anno di vita era diretto dal sacerdote Giovanni Vogrig e polemizzava con V Unità cattolica.
*) I liberali trentini del resto accusavano 1' aPrato di non saper distinguere egli, l'autocrate delle libertà, tra libertà e nazionalità e questa deficienza, per esempio, il Pietrapiana attribuiva anche al Ducati esso pure della vecchia scuola germanica . Parole oscure, specialmente se pensiamo al fatto che l'a Prato nel Parlamento di Franco­forte si accostò al grappo della sinistra democratica: cfr, lettera del Pietrapiana al Gar, del 13 novembre 1865, in Biblioteca Comunale di Trento (Ms.).
s) Nel *67 il corrispondente da Parigi del Messaggere avrebbe dovuto essere il Bonoldi -Perretti, se non fossero insorte difficoltà; egli già nel '63 collaborava al Journal des Débole per la causa della Polonia e nel *67 vi aveva fatto stampare una lettera dell'a Prato sulla questione del Trentino (cfr. Archivio Saivadori, Trento).