Rassegna storica del Risorgimento

CATTOLICESIMO
anno <1962>   pagina <293>
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Co nei li ato ri sti e riformisti italiani dell'Ottocento 293
mondo cattolico le più elette intelligenze onde provocare finalmente quella rifor­ma nell'organismo della Chiesa Cattolica che ne renda possìbile la continuazione e l'incremento di conserva con il progresso della civile società .l) Nonostante la concordanza delle sue idee in linea di massima ai principi del Dollinger, l'a Prato in vari argomenti si differenziò dalle prese di posizione del professore di Monaco: anzitutto volle evitare troppo aperte manifestazioni di adesione ad esse2) e soprattutto non si associò al desiderio espresso dal teologo germanico dì un intervento del governo italiano in favore della campagna antinfallibilista. 3) Anzi, in occasione del suo incontro a Firenze con il ministro Lanza, 4) sottolineò il suo punto di vista contrario a qualsiasi ingerenza in materia da parte gover­nativa. Era forse anche memore dei consigli dell'Avignone, che, circa dieci anni prima, alle sue sfuriate contro i Concordati rispondeva che anche gli altri collaboratori del Conciliatore erano del parere che, pur riconoscendo i diritti dello Stato, non bisognava certo ammettere la pratica, per esempio, della nomina governativa dei vescovi, che bisognava insomma rispettare la libertà della Chiesa, se si perseguiva sinceramente l'ideale della separazione dei due poteri. Ed era certamente memore delle critiche che i cattolici liberali più illuminati avevano
1 ' Abbiamo visto che il 4 aprile 1871 l'a Prato inviava all'Italia Nuova perchè fosse pubblicato, il testo della lettera in cui il Dollinger spiegava al vescovo di Monaco e Frisinga i motivi per i quali egli non credeva di poter ammettere come dogma il decreto del Concilio Vaticano del 18 luglio 1870, lettera apparsa nella Gazzetta Universale di Augusta del 31 marzo del *7I (cfr. Italia Nuova del 9 aprile 1871).
2) In una minuta rinvenuta nell'Archivio Salvador!, che non ho potuto capire se sia di lettera e a eh diretta o se si tratti di un appunto destinato alla pubblicazione, il Prato scriveva: Siccome quella notizia potrebbe essere interpretata nel senso che io appartenessi al partito dei Vecchi cattolici... le personali relazioni nelle quali io ho l'onore di trovarmi con parecchi conosciuti teologi in Germania diedero occasione io credo ali in­vito pervenutomi da parte del Comitato di intervenire a quel Congresso del settembre a Colonia... La lettera che motivava la impossibilità da parte mia d'intervenire a quella Assemblea conteneva la lusinga che quel congresso potesse servire da punto di partenza per promuovere nella Chiesa Cattolica la iniziativa di qualche riforma disciplinare che io reputo assolutamente necessaria e che sono sicuro che verranno quando che sia attivate perchè so che la Chiesa non può venir meno. Del resto io non ammetto distinzioni di Vecchi e Nuovi cattolici: la qualità di cattolico è ai miei occhi tale che non abbisogna di altro epiteto... . Parole simili a queste del resto scriveva Prota Giudeo nell'opuscolo La Chiesa Cattolica Nazionale Italiana, Napoli, 1875.
3) Il desiderio di vincere l'apatia del governo italiano di fronte all'imminente Concilio ispira anche al Dollinger alcune osservazioni in questo senso che troviamo in una lettera al Massari del 30 giugno 1870 (in Carte Massari del Museo Centrale del Risorgimento di Roma).
*) Biblioteca Comunale di Trento, ms. 2244, lettera a Tommaso Gar del 21 feb­braio 1870, cfr. in Appendice. Risulta che invece il Lanza si domandava se non era il caso che il Governo italiano tutelasse i suoi interessi attivamente in quell'occa­sione, come appare da una Sua lettera al Menabrea del 18 gennaio 1870 in cui egli prospetta l'opportunità di un intervento ufficiale in difesa della tesi dell'abolizione del Potere temporale, cfr. Archivio del Ministero degli Affari Esteri di Roma, Concìlio Ecumenico, 212.