Rassegna storica del Risorgimento
CATTOLICESIMO
anno
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1962
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pagina
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297
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ConciMotoristi e riformisti italiani dell'Ottocento 297
Bianciardi certamente fino a tutto il 1867, e cioè fino a quando egli fu elevato da professore di liceo a provveditore centrale per l'Istruzione primaria e popolare del Regno, e dominato ancora dalla sua influenza fino alla sua morte, avvenuta il 22 dicembre 1868, troviamo che lo spirito che informa questo foglio religioso fiorentino è assai più spregiudicato di quello che ispira il Conciliatore. Rapporti tra l'Esaminatore ed ecclesiastici veneti ve ne furono, e probabilmente con i medesimi che erano corrispondenti e simpatizzanti del Messaggere, ma non si può affermare in base all'esame delle corrispondenze che vi sia stata una diretta collaborazione dell'a Prato con V Esaminatore come avvenne nel caso del Conci' liatore. A parte il fatto, di cui bisogna sempre tener conto, della sorveglianza e delle persecuzioni esercitate dalla polizia austriaca e delle censure che i vescovi di Treviso, Chioggia e Trento avevano inflitto allo stesso Messaggere, alfa Prato indubbiamente non garbavano le esplicite professioni di ribellione e gli arditi piani di riforma proclamati apertamente dall'-Esamirta/ore, diretto da un laico coraggioso e non inceppato dalla gerarchia vescovile, e per giunta moralmente sostenuto dall'autorità del Ricasoli, un laico che riteneva di poter aprire la discussione senza alcuna esitazione sul tema delle riforme di natura disciplinare, riforme accarezzate dallo stesso trentino, ma con la prudenza richiesta dall'ambiente di una diocesi dove la penetrazione gesuitica spalleggiata dal governo austriaco si faceva sempre più profonda. Per farsene un'idea, basta leggere quanto scriveva, probabilmente il Bonghi, nella Perseveranza dell'8 marzo del 1872. La Perseveranza., infatti, nel riportare una notizia del Fanfulla, ritenuta a Monaco infondata, che si volesse convocare a Trento il Concilio Vaticano per la conclusione, illustrava astiosamente la situazione locale tracciandone un panorama a fosche tinte. Il clero della città e diocesi di Trento, educato esclusiva-mente ai principi gesuitici del sagrifizio dell'intelletto, ignorante, avvezzo solo al servaggio fanatico, superstizioso, cieca guida di ciechi, con una curia vescovile rappresentante in miniatura la gran Curia papale, ove domina una camarilla; un tal clero non contento di possedere un monumento dell'orgoglio gesuitico nel primo Concilio, vorrebbe ora erigerne un secondo ancor maggiore con l'adoperarsi a far riconvocare in Trento l'interrotto (come dicono) Concilio Vaticano. Ci riesciranno? Il decreto del Ministro del Culto austriaco che nega agli atri dei Vecchi Cattolici il valore legale sembra esserne il prologo, ecc. .
Il periodico toscano, sorto all'insegna di un programma inteso a promuovere la concordia tra la religione e lo Stato, aveva infatti lanciato un piano di riforma al quale, per esempio, aveva aderito palesemente il Tiboni, con una lettera pubblicata nel numero del 31 luglio 1865. In essa il venerabile bresciano consigliava di omettere dal progetto di riforma il punto quarto concernente il celibato del clero, che si proponeva volontario, così come il punto settimo, nel quale si suggeriva di consigliare per la confessione la pratica volontaria e non obbligatoria, e
anche i Rapporti diramati in copia alle Legazioni d'Italia all'Estero; in data ilell'8 febbraio 1870, da Roma, si parla di lui come di un prelato in ottime relazioni con i vescovi italiani sui quali avrebbe esercitato una benefica ed illuminata influenza, desideroso com'era di promuoverò la conciliazione tra la religione e la civiltà e si aggiunge che il suo consulente teologico era il professore Audisioìefiv Archivio del Ministero degli Affari Esteri, Concìlio Ecumenico, 211.