Rassegna storica del Risorgimento
CATTOLICESIMO
anno
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1962
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pagina
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301
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Conciliatorìsti e riformisti italiani deWOttocento 301
Al Congresso di Colonia, riferisce il Sandonà, furono letti gli indirizzi di simpatia di Ruggero Bonghi, di Terenzio Ma mi a ni e di Giovanni a Prato. Lo stesso Sandonà riporta brani della lettera delTa Prato che il Comitato dei Vecchi cattolici interpretò come un'adesione e il Sandonà invece si sforza di interpretare come ricca di riserve.l) Tali brani della lettera del Trentino sostenevano che attesi i modi un pò* rigidi di vedere della gran maggioranza della mia diocesi, una mia partecipazione qualunque al congresso produrrebbe semplicemente uno scandalo senza poterne sperare alcun utile per la causa di quelle riforme che anche io desidero nella Chiesa . Si augurava l'a Prato poi e che le determinazioni del Congresso servissero ad aprire gli occhi a chi si deve, a chi cioè ha l'obbligo e il diritto di insegnare e comandare nella Chiesa .
In una lettera poi, citata pure da Augusto Sandonà, indirizzata dall'a Prato al suo antenato Giuseppe Sandonà, professore all'università di Siena e amico delTa Prato stesso, sono smentite sia la supposta adesione del Nostro all'opera del Renan definita romanzesca, sebbene piacevole a leggersi sia l'adesione aperta alle tesi dei dissidenti. Di questa mancata aperta adesione si vale Augusto Sandonà per argomentare se non l'ostilità, almeno un atteggiamento di neutralità delFa Prato nei confronti delle posizioni dei Vecchi cattolici. Giuseppe Sandonà stesso, come dimostrano le lettere dell'archivio Salvadori indirizzate all'a Prato, era assai interessato al movimento germanico ed ostile alla proclamazione del dogma dell'infallibilità. Su questi temi, il 29n ovembre 1872, l'a Prato glis criveva che pur essendo nemico dei gesuiti che riteneva dannosi alla Chiesa e nemico del curialismo romano composto di elementi tendenti solo a scopi materiali, tuttavia, non sentendosi allettato né dagli argomenti dei positivisti né da quelli dei metafisici razionalisti, non poteva dire di appartenere ai dissidenti, i quali è bene notare non appartenevano a nessuna delle due categorie di filosofi. Direi piuttosto che l'a. Prato ritenne inutile e controproducente una adesione aperta, del genere di quella di coloro del cui nome i Vecchi cattolici si servivano per esercitare una pressione morale sugli incerti.2) Decisiva però mi sembra per l'interpretazione del suo pensiero la testimonianza data dalla lettera del 10 maggio 1871 al Dollinger nella quale egli avanza seri dubbi sull'ecumenicità del Concilio Vaticano e sottolinea il suo personale punto di vista in base al quale i padri che nella sessione pubblica risposero non placet erano certamente
sotto l'influenza del Paraclito. 3)
"* " MARCELLA DEAMBROSIS
*) Cfr. Alto Adice, 12-13 settembre 1912.
a) Cfr. il Der Katholìk di Konigsbcrg del 10 luglio 1873, n. 28, p. 156, dove è riportato un elenco di coloro che avevano apertamente dichiarato di essere avversi al dogma dcU'infallibilità papale. Di Italiani figura solo un Filippo Bartolomeo, vicario della Chiesa di san Giovanni di Messina. Del Bartolomeo cfr. Elemosina e ricchezza, Messina, 1864, e il Discorso del sue- F. B. nel quale confuta la lettera del sen. Bon Compagni difensore del clericalismo e censore della politica ecclesiastica del Gr. Cane. dell'Impero Germanico, il prìncipe di Bismarck, Messina, 1875. Del Bartolomeo esiste anche una significativa lettera al Dollinger del 25 agosto 1872, in Dòllingeriana II dell'Archivio di Stato di Monaco. Delle interessanti lettere di Italiani al Dollinger sta preparando un'edizione integrale il dott. Conzemiue di'Mònaco di Bavièra, che qui'ringrazio, assieme al dott. Lutz, per avermene concesso in visione il microfilm.
3) Le medesime perplessità sull'ecumenicità del Concilio nutriva del resto Giuseppe Sandonà come risulta dalle sue lettere all'a Prato dell'agosto 1870 (cfr. Archivio Salva-dori. Trento). Nella lettera del 10 maggio 1871 delFa Prato al Dollinger* egli scrive inoltre