Rassegna storica del Risorgimento

CATTOLICESIMO
anno <1962>   pagina <302>
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Martella Deambrosis
APPENDICE
I Lettera dell'abate a Prato a Tommaso Gar. *)
Trento, 21 febbraio 1870
Caro amico, ti ringrazio infinitamente della carissima tua dei 17 corr. da me ricevuta ieri l'altro, e alla quale non potei rispondere, come avrei voluto, a posta corrente, perchè dal mio viaggio, del resto felice, portai una infreddatura che mi tenne a letto un paio di giorni; ora però sono completamente rimesso in salute. Ringrazio prima di tutto l'egregio senatore Turchi per la memoria che serba di me, e ti prego di ricordarmi nuovamente a lui con affettuoso rispetto.
Come già ti scrissi sommariamente, ed ora esporrò con qualche maggior dettaglio, il giorno dopo del mio arrivo a Firenze, che fu ai 26 gennaio, mi recai dal commendatore Tcgas colla lettera del senatore Torelli. Quell'egregio signore mi ascoltò con molta attenzione e benignità, e messici presto d'accordo sulla vertenza romana, io intavolai la questione del nostro paese. Egli mi chiese con molta premura quelle notizie che riguardavano la vertenza in discorso; e tre signori (ai quali fui presentato, ma dei quali la mia disgraziata memoria non ritenne i nomi) che si trovavano in quel momento in sessione nell'ufficio del commendatore, presero parte con vivo interesse al nostro colloquio, durante il quale io cercai di far vedere quale fosse la posizione geografica del nostro paese sì nel suo attacco all'Italia, che nel suo distacco da quella parte del Tirolo, che è chiusa a mezzodì dalla basse strette del Brennero da una parte e dalle monta­gne che, dall'altra, separano la Pusteria dal Salisburghese, e dall'Austria e si chiudono con la strada che conduce a Villaco. Mostrai poi l'altro confine, meno esatto veramente, ma pure fino a un certo punto ragionevole, della Chiusa di Bolzano, tirando il quale converrebbe poi comprendere nel Trentino sì Bolzano che il Meranese e la valle Venosta, poi finalmente l'esattamentc etnografico, che verrebbe, geograficamente parlando, un confine prcssocbè assurdo, vale a dire quello dalla Chiusa di Salorno, dove il Trentino finirebbe il confine della lingua, tirando una linea che attraverserebbe la valle dell'Adige sotto Salorno, e lascian­do come confini laterali le due catene di monti che separano da una parte la valle di Flemme, dall'altra la valle di Non e di Sole dalla valle dell'Adige, colle due bocche italiane aperte a Mezzolombardo e a Egna. Di tutto questo tracciai un grossolano disegno sulla carta, che mi parve riescisse quasi cosa del tutto nuova a quei signori. Tegas mi promise di parlare quella sera stessa con il Mini­stro dell'Interno, presso il quale mi promise di parlare per il giorno seguente,
che su questo argomento intendeva interpellare il suo amico Haynald, arcivescovo di Colonia, così come aveva fatto con padre Giacinto, del quale gli aveva lungamente parlato Lewis M. Hogg, che l'a Prato presentò con una sua lettera al Dollìnger (cfr. Dò'llingeriana li, Archivio di Stato di Monaco). *) Biblioteca Comunale di Trento,, me. 2244.