Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVI ; STATO PONTIFICIO
anno <1962>   pagina <318>
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318 Libri e periodici
nella vostra testa ci sono delle idee precise; se invece non riuscite a farvi capire, è evi dente che nella vostra testa c'è soltanto una gran confusione .
E ci ammoniva ancora: Basate le vostre ricostruzioni sui documenti storici sui fatti; non lasciatevi abbagliare da qualche geniale teoria campata in aria. Ricordatevi che la spiegazione più semplice è spesso la più vera: talvolta un ministro non firma un trattato perchè quel giorno la moglie gli ha bruciato l'arrosto; poi viene lo storico e scopre l'in­flusso delle grandi correnti di idee .
Molti anni dopo, quando Salvemini tornò dall'esilio a Firenze e tenne la sua prolu­sione in quello stesso Istituto, diventato Università, in una di quelle stesse aule, ancor meno solenni e dignitose per i recenti donni della guerra; ricordando la sua vita di stu­dente, paragonò l'insegnamento di Pasquale Villari all'opera energica di un padron di casa che entra in un appartamento, spazza via i detriti, la polvere, apre le finestre, i balconi, fa entrare luce e aria, rinnova l'ambiente. Quella era l'impressione che era rimasta in lui di "Villari, ma è anche l'impressione che è rimasta in noi di lui, Salvemini. Per lui ci si è aperto un mondo nuovo, al di fuori di quello cattedratico, e soprattutto abbiamo imparato a ragionare e ad essere onesti. Usare onestà con noi stessi nelle indagini storiche è un sa­lutare esercizio che poi si riflette su tutte le azioni della nostra vita.
Queste idee ci sono tornate alla mente, dicevamo, leggendo il volume di Scritti del Risorgimento. C'è tatto Salvemini: il giovane impetuoso che parte in quarta in difesa di un'idea, di un partito politico, e l'uomo più calmo, più ponderato che rivede i suoi giu­dizi, riconosce i propri torti (questo è stato sempre un gran merito suol) e acquista una visione serena degli avvenimenti, senza rinunciare, neanche in modesta misura, alle proprie idee. C'è prima il politico che prevale sullo storico e poi c'è lo storico che vince più tardi l'uomo politico. Pieri e Pischedda hanno fatto bene a dare un or­dine cronologico alla raccolta degli scritti perchè l'evoluzione del pensiero del Maestro, osservata molto bene da Pieri nella introduzione appare evidentissima nella succes­sione dei diversi saggi.
Se, infatti, prendiamo i pruni due studi (Le origini della reazione e J partiti politici milanesi nel secolo XIX) ci troviamo di fronte a due scritti che, pur nel loro contenuto storico, hanno un chiaro significato politico. Certo, il saggio sui Partiti milanesi, rappre­sentò, quando fu pubblicato una innovazione, diremmo una rivoluzione nel campo della storiografia risorgimentale. Non c'era più quell'odore di santità che circondava tutti i patrioti, ma piuttosto un accurato esame dei contrasti di interessi e di azioni fra il partito democratico e il moderato. Tutto lo studio però era mosso dalla passione politica: le sim­patie dell'Autore per i democratici del 1848 erano un evidente riflesso di quelle di cin­quantanni dopo per la estrema sinistra. Quando però il Salvemini dettò la Premessa a questo volume, verso il 1950, confessò onestamente che lo studio era stato scritto sotto l'impressione dello stato d'assedio proclamato in Italia dopo il maggio 1898 . Egli non rinnegava né la personale tendenza per i democratici, né la sua tesi a favore di costoro, anzi le confermava, ma riconosceva di aver commesso l'errore di infiorare il racconto con allusioni e spunti polemici che si riferivano al presente: Ho soppresso quelle allusioni e quegli spunti. Se qualche giovane vorrà risalire all'originale impari quello che uno storico non deve mai fare. La ricostruzione storica è una cosa, la polemica politica è un'altra (p. 6).
Fu questo lo sforzo costante di Salvemini: evitare che le sue convinzioni, le sue sim­patìe influissero sull'interpretazione del passato. Tutto il volume è una testimonianza palese di questa incessante fatica, una prova di dirittura morale e potrebbe anche costituire un monito prezioso per molti storici d'oggi che considerano invece la storia un'interpretazione politica e pretendono che la gente di cento anni fa ragionasse con la testa d'oggi.
Il terzo saggio di questo volume è quello sul Generale Pianeti nella crisi napoletana del 2860, pubblicato negli Atti dell1 Accademia Peloritanu di Messina e perciò sconosciuto ai più. Anche qui c'è tutto Salvemini. Del generale Pianell avevano detto male i borbonici che l'avevano accusato di tradimento, e i liberali che lo avevano definito un volta gab-