Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVI ; STATO PONTIFICIO
anno <1962>   pagina <320>
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320 Libri e periodici
prendere posizione por i vìnti, Storicamente riconosceva i meriti dei conservatoci; politicamente P continuava a stare coi democratici (pp. 9-10).
Nel 1904, quando scriveva del generale Pianell, concludeva lo studio con alcune pa­role che hanno un sapore attuale. Pur nel suo desiderio di capire la verità storica, di levar di mezzo la retorica, riconosceva che fino a quando il costituirsi a nazione della gente nostra sarà considerato un bene gli nomini che lottarono e patirono per la patria l'or­meranno sempre una classe ben distinta da coloro che la patria utilmente servirono dopo che fu compiuta (p. 144). Ài primi Salvemini dichiarava che si doveva tributare am­mirazione e riconoscenza , agli altri (e fra costoro c'era il Pianell) la stima . Cera dunque un riconoscimento dei valori morali dell'Ottocento italiano, una calda simpatia per i protagonisti del Risorgimento, mai smentita da Salvemini, ma anzi confermata dal continuo approfondire degli studi fino agli ultimi giorni della sua vita. Rinnegare quanto avevano fatti i nostri antenati, secondo Ini, sarebbe stato assurdo e anche un sintomo peri* loso: il giudizio che si dà intorno ai fatti passati è elemento principalissimo della morale presente ed efficace preparatore dei fatti futuri (p. 144).
Quando leggiamo queste parole e ripensiamo a certa giovane storiografia, ci vien fatto di chinare il capo con profonda tristezza e di domandarci quale sarà la sorte di una generazione che ha scoperto che la costituzione della nostra unità è il prodotto dell'egoi­smo di una classe dirigente e delle sue preoccupazioni economiche e sociali: niente altro.
SERGIO CAMERARI
LUIGI SALVATOSELI!, Spiriti e figure del Risorgimento (Studi e documenti di storia del Risorgimento, 41); Firenze, Le Monnier, 1961, in 16, pp. 474. L. 2200.
L'illustre storico e pubblicista ha raccolto in quest'ampio volume cinquanta suoi scritti, in apparenza sparsi, poiché furon di già oggetto, in momenti diversi, di conferenze, di relazioni presentate a vari congressi, di articoli su riviste o su quotidiani, ma, in realtà, collegati tutti idealmente con il saggio introduttivo, inteso a dimostrare, con il suffragio di testimonianze validissime, contrariamente all'opinione ancor oggi assai diffusa, specie tra gli studiosi stranieri, che il nostro Risorgimento non fu punto il frutto di un'improv­visazione, determinata da occasioni favorevoli, ma la risultanza finale di un processo sto­rico di unificazione italiana, sorto sin dall'epoca dell'assoggettamento d'Italia da parte dei Romani e con maggior consapevolezza, non più tardi, comunque, di dodici o tredici secoli fa, e cioè all'indomani stesso dell'invasione longobarda; e maturatosi d'allora lentamente, con alti e bassi, tra vicende e forme svariate, ma senza per altro mai scomparire per tra­mutarsi di poi, in virtù di una comunanza di vita vieppiù man mano larga e profonda, nel­l'esigenza di un assetto definitivo politicoterritoriale. Poiché conviene ben distinguere (ed è codesto un concetto del Salvatorelli meritevole di essere particolarmente sottolineato) tra coscienza unitaria di un popolo e unità statale: questa può anche mancare, come av­venne, per esempio, per l'antica Grecia, che non fu mai uno Stato unificato e, nonostante, fu maestra al mondo di civiltà; mentre perchè sussista la prima concorrono alcuni elementi unitari fondamentali, quali, oltre l'analogia d'istituzioni e l'identità della lingua e della cultura, una solidale convivenza nel presente e una comune preparazione per il futuro. Da noi invero ad un pensiero politico degno di un tal nome, più o meno cosciente, non si giunse che tardivamente, e non prima del Settecento, perchè per molti anni due forze estranee alla nostra nazionalità ci dominarono, e cioè la Chiesa e l'Impero, portandoci gravi condizioni di divisioni e di debolezza. E il moto di rinnovamento non fu del tutto autoctono poiché per molta parte fummo debitori alla Francia dei nuovi nostri orienta­menti di fronte alla società, alla vita, alle istituzioni, pur non venendo meno alle nostre tradizioni avite. Rapporti di dipendenza tra il pensiero francese e l'italiano il Salvatorelli avverte pure in materia di religione, con l'affermazione della nuova filosofia contro l'an­tica e con la laicizzazione della cultura, poiché essa trattò d'allora in poi con criteri pura­mente umani ogni materia terrestre in accordo con la ragione e con l'utilità sociale,