Rassegna storica del Risorgimento
ARCHIVI ; STATO PONTIFICIO
anno
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1962
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pagina
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321
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Libri e periodici 321
pur rispettando, in generale, la fede cristiana, sentita soprattutto come moralità e saggezza pratica. Ed invero l'apporto più caratteristico del nostro pensiero settecentesco (mi par dica il Salvatorelli assai egregiamente) è costituito particolarmente dallo spirito di umanità (suggestivi sono al proposito i due medaglioni, che l'A. ci offre, del Goldoni e del Beccaria, colti nelle loro peculiari realizzazioni). Accenni all'idea dell'unificazione territoriale italiana si leggono pure talvolta negli studi dei nostri economisti o giuristi o storici o moralisti (il Genovesi, ad esempio, il Baretti, il Galiani), ma son accenni per lo più di sfuggita e senza intendimenti programmatici. La riscossa verrà solo alla fine del secolo, con il trionfo della rivoluzione francese e in parte (sia ben inteso), con l'azione, in Italia, di Napoleone. H tricolore italiano, issato per la prima volta il 5 gennaio 1797 durante il congresso cispadano di Reggio Emilia, è il segno fatidico, a detta del Salvatorelli, che, non certamente nella coscienza di tutti gli Italiani, presi ad uno ad uno, ma in quella degli Italiani patrioti, era ormai profondamente penetrato il sentimento di un'Italia una, fondata sul consenso di un popolo libero e padrone dei propri destini. Di qui parte il Salvatorelli per tracciare con mano sicura la trama dei fatti più salienti del corso glorioso del nostro Risorgimento (quali, tanto per portare qualche esempio, le Cinque Giornate, che furon combattute, non come si scrive spesso ancora oggidì, con la direzione degli uomini della nobiltà, ma con la spontanea e concorde partecipazione di tutte le classi sociali, compreso il clero; e la rivoluzione toscana del 1859, che ebbe un'importanza eccezionale, perchè con essa falli il disegno federalistico napoleonico del regno dell'Alta Italia e da essa si ebbe di rimbalzo la spedizione dei Mille e l'adozione di Cavour dell'idea mazziniana della spedizione nelle Marche e nell'Umbria); dando spiccato rilievo, spesso con nuove penetranti intuizioni, alle figure del tempo più significative, quali Napoleone III, Cavour, Mazzini, Garibaldi, Vittorio Emanuele II, Cattaneo, Ricasoli e cosi via, e concludendo con uno sguardo rapido, ma preciso, alla politica estera italiana dal 1861 al 1870 e con pagine acutamente meditate sui rapporti, nel Risorgimento, tra Stato e Chiesa e sui nessi tra Risorgimento e socialismo.
Naturalmente non è possibile addentrarci nell'esame minuto dei singoli capitoli, tutti condotti con impeccabile rigore scientifico, che compongono il bel volume. Mi piace però, per Io meno, riferire alla lesta alcuni giudizi espressi dall'A., che distruggono viete credenze ancor vive tutt'oggi, specie sui nostri testi scolastici. Cosi su Napoleone III, la cui concezione politica fu, secondo l'A., assai diversa da quella dei sovrani della Santa Alleanza, poiché il Secondo Impero fu fondato sugli stessi principi e mirò agli stessi scopi da lui propugnati tra il 1832 e il 1840; su Carlo Alberto, che non è punto da ritenersi un personaggio enigmatico se, come par evidente a chi voglia penetrar a fondo nel suo animo, egli fu, per gli anni maggiori della sua vita, travagliato da un intimo dissidio, dolorosamente sofferto, tra il vecchio e il nuovo, e cioè tra il desiderio sincero di giovare alla causa nazionale e la tradizionale concezione reazionaria, dissidio che fu solo composto, definitivamente e a suo alto onore, con la disfatta di Novara; su Pio IX, a cui nessun merito il Salvatorelli ritiene debba essere attribuito di aver agito, volontariamente, a favore della libertà dell'Italia, avendo in verità egli soltanto messo in moto, senza per altro nessun deliberato proposito, un ingranaggio che altri seppero far funzionare senza più arresti.
E prima di chiudere questa frettolosa rassegna, un richiamo, ancora, ad uno dei saggi, che io stimo tra i più notevoli della raccolta, sulla politica di Cavour, argomento che fu già motivo, nella recente ricorrenza dell'Unità d'Italia, di vivaci discussioni. Per l'idea, tra l'altro, che egli ebbe, sin da giovane, di un grandioso processo di avanzamento civile con carattere di universalità europea, idea animosamente perseguita di poi e avvalorata, e per la creazione, anche se non realizzata da lui, della questione romana il Salvatorelli lo considera, e giustamente, il più grande uomo politico europeo del tempo suo.
Come ognun vede, è questa un'opera veramente preziosa per i vasti temi trattati e peri risultati luminosi raggiunti. La si raccomanda pertanto con calore a chiunque vogha avere dell'origine e dello svolgimento della storia nostra risorgimentale una salda cono-scensa. MARINO CIBAVEGSA