Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVI ; STATO PONTIFICIO
anno <1962>   pagina <324>
immagine non disponibile

324 Libri e periodici
E a mano a mano che l'orizzonte politico andrà coprendosi di nubi, e particolarmente dopo il convegno di Plombières che darà luogo alle supposizioni più svariate. Vienna ap­profitterà dello stato generale d'incertezza per impaurire i Principi tedeschi dipingendo loro i tristi pericoli cui andrebbe incontro la Germania se non si procedesse ad un'alleanza difensiva forte e durevole; e tenderà ora la mano a Boriino con la promessa di rinunciare a molte delle antiche sue pretese, con la speranza che essa rinnovi il trattato scaduto del 20 aprile con la garanzia dei reciproci territori non compresi nella Confederazione. Ma Ber­lino non si lascerà più sedurre, come dirà Bismarck, dalle frivole e ambiziose speculazioni del conte di Buoi , tanto più a partire dall'ottobre 1858, quando con la nomina a Reggente della Prussia del principe Guglielmo, essa respirerà un'aria nuova , poiché sarà diretta da uomini nuovi, moderatamente liberali, tra cui eccellerà il cancelliere barone di Schlei-nitz, profondo conoscitore delle sottili arti della diplomazia. Essi saran per la pace e desi­dereranno perciò che Vienna ad ogni costo eviti qualunque atteggiamento intransigente contro il Piemonte il quale possa condurre alla guerra. E nel febbraio del 1859, quando, in vista di un pericolo imminente, Vienna nuovamente insisterà presso i Principi federati poiché tengano presente l'articolo 47 dei patti federali e applichino frettolosamente le misure militari atte a salvaguardare la sicurezza della Germania in caso di conflitto, poiché (e codesto è il punto su cui batterà essa d'ora in poi, costantemente) la Lombardia e il eneto sono parte integranti della Germania , la Prussia risponderà chiaramente ch'essa vuol conservare ad ogni costo la sua libertà nà ai lascerà assolutamente rimorchiare dalla Lega per la risoluzione di problemi che sono fuori1 della competenza territoriale della Lega stessa. Ma Vienna non disarma: Vienna (e la cosa apparirà presto abbastanza palese) vuole la guerra; tant'è che nel marzo, quando la diplomazia europea tenta le vie del compromesso nel timore delle mire di conquista napoleoniche, essa ha già in mano il suo piano d'azione. E in verità tutti i rifiuti che essa oppone, con argomentazioni capziose, alle proposte di conciliazione per impedire un conflitto, sia che vengano dalla Prussia sia che vengano dalle potenze alleate (il Congresso, il disarmo generale, l'allontanamento dal Ticino contempo­raneo delle truppe sarde e delle truppe austriache) non son altro che un mascheramento delle sue riposte intenzioni. Ed in effetti improvvisamente, proprio nel momento il men indicato ad essere giustificato, poiché pareva che fosse tornato il sereno, tra l'universale Btupore, Vienna, le cui truppe si andavan man mano alla chetichella ammassando sulla sponda sinistra del Ticino, invia, con grande soddisfazione di Cavour, il famoso ultimatum al Piemonte dandogli solo tre giorni (come è noto) per disarmare e allontanare i volontari dai suoi territori. L'ultimatum capovolgerà la situazione diplomatica e d'allora sino alla pace di Villafranca, e ancor oltre, il dissidio austro-prussiano, nato già al Congresso di Vienna del 1815, andrà vieppiù accentuandosi con l'aggravarsi della situazione si da costituire l'elemento fondamentale della politica germanica.
Poiché non è possibile seguire passo passo l'A. nella sua narrazione del corso degli eventi, minutissima, sempre sorvegliata e spesso incisiva, cercherò di tratteggiare almeno, alla lesta, il comportamento, veramente singolare, della Prussia durante il conflitto. Agli allettamenti continui di Vienna ond'essa le venga in aiuto allargando il fronte di guerra sino al Reno per assicurarle la vittoria sui campi lombardi, Berlino dapprima risponde sempre negativamente, mantenendosi ferma nelle sue posizioni. Il suo occhio è rivolto costantemente alla Germania, di cui intende divenir la guida ed è perciò decisa a mantenere la neutralità ad ogni costo, servendosi dei pareri concilini ivi dell'Inghilterra e della coo­perazione della Russia, per non essere schiava di una politica senza scrupoli, senza ideali e senza compensi che ha alienato alla rivale la simpatia di tutta l'Europa. Vienna ha rifiutato il Congresso e tutti i tentativi di pacifica risoluzione della erisi: essa, ed essa sola dovrà subirne le conseguenze. Tuttavia, quando l'esercito imperiale comincia a trovarsi seriamente impegnato e tutti gli Stati minori e minimi, e specialmente quelli del Sud, ligi all'Austria, sono in apprensione e reclamano a gran voce che la Dieta prenda provvedi menti immediati per garantire i possessi austriaci in Italia non solo, ma per impedire che Napoleone metta in atto le sue subdole intenzioni raggiungendo i confini ter deschi, la Prussia, comprendendo che ora bisognava far qualche cosa, anche per