Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVI ; STATO PONTIFICIO
anno <1962>   pagina <325>
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Libri e periodici
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impedire che iniziative di Stati singoli compromettessero la Germania, che non do­veva assolutamente essere coinvolta nella contesa (in verità già qualche staterello aveva nascostamente mobilitato) propone alla Dieta di mettere a disposizione della Germania sei Corpi di armata e di renderne consapevole l'Europa, avvertendo per altro che le troppe berlinesi cren destinate non a preparare un intervento, ma unicamente ad esercitare una dolce violenza sull'Imperatore dei Francesi. Ma frat­tanto sul fronte la situazione precipita. La sera del 24 giugno gli Austriaci sono battuti a Solferino e a San Martino. Il Reggente prussiano di fronte al grave insuccesso della rivale pensa che è giunto ormai il momento di prendete una pronta deliberazione. Dà ordine al suo ministro degli esteri di richiedere la convocazione straordinaria della Dieta (siamo al 4 luglio) nella quale egli esponga ai colleghi tedeschi le proposte di Berlino: di concentrare sul Beno il 9 e 10 Corpo d'armata e unirli (ben inteso, sotto il comando del Reggente) al 7 e all'80. In tal modo la Prussia si metterà alla testa della Germania, poiché gli Stati tedeschi dovran seguire Berlino nel suo intento di imporre una mediazione con le armi al piede comandate dal Reggente e con l'appoggio delle due grandi potenze neutrali' Ma la mediazione armata della Prussia sarà offerta (e la clausola è ben degna di nota), sol­tanto a condizione che l'Austria dia ai possessi suoi in Italia un nuovo ordine di cose (la Prussia, liberale, fu sempre, durante il conflitto, ben disposta verso di noi) e la Prussia, libera da impegni, possa ristabilire, d'accordo con le potenze d'Europa interessate, una pace duratura e che risponda pienamente alle necessità tedesche ed europee, poiché la mediazione armata doveva servire unicamente per il ritorno della pace , non per far versare altro inutile sangue . Vienna naturalmente non poteva accettare il punto di vista prussiano; perciò frettolosamente manda a Berlino il Principe di Windiscbgraetz onde affermi con modi risoluti al Principe Reggente che l'Imperatore non desidera alcuna mediazione, da qualsiasi parte gli giunga , ma una intesa comune militare tra l'Austria da un lato e la Prussia e la Germania dall'altro, e con la maggiore rapidità possibile, poiché il tempo stringe. Dipende solo dalla Prussia se l'Imperatore deve accettare l'invito di Na­poleone di sospendere le ostilità, nel qua! caso la pace si sarebbe fatta senza la collabora­zione della Prussia, o rifiutarla, perchè incompatibile con la dignità e con Io spirito dei trattati europei. Il Reggente ha pronta la risposta: non può impegnare la sua patria e tutta la Germania in una guerra che potrà essere assai lunga. La Prussia agirà solo perchè il conflitto abbia termine, non perchè se ne inizi una nuova fase. E i due uomini si lasciano il primo giorno dei colloqui senza aver nulla stabilito di concreto. E il Reggente sino al 7 non si lascia più vedere, con gran dispetto dell'inviato austriaco, per informarlo che chiederà al Bund la concentrazione sull'Alto Reno dei due Corpi di armata della Germania meridionale e dei Corpi d'armata della Germania settentrionale che dovranno funzionare su due direttive separate, se, ben inteso, si otterrà la solida­rietà europea alla mediazione. Ma nel pomeriggio dello stesso giorno al Quarticr generale austriaco si accettava la tregua d'armi desiderata da Napoleone. Tutta hi Germania ne rimase sorpresa e scossa. Ne nasceranno da quel giorno nuovi germi di discordie e di lotte interne; per altro (è la conclusione cui giunge l'A. al termine della sua pregevolissima fatica) se Viilafranca era stato il primo punto di arrivo di una guerra, dal cui colpo rice­vuto l'Austria non ai risolleverà mai più, per l'Italia, come per la stessa Germania, sarà il punto di partenza di una novella storia.
Mi permetto però di aggiungere una postilla. Non si chiederà, forse, il lettore per qual vero motivo improvvisamente Francesco Giuseppe si decise ad interrompere le ostilità mentre a Berlino si stava ancora negoziando per intervenire? È in realtà una domanda cui la storia sinora non ha dato ancora una risposta soddisfacente. Il nostro A., attenendosi esclusivamente alle fonti tedesche, ritiene che l'Imperatore abbia Ceduto soltanto per il timore che l'Austria perdesse in Germania il suo posto di potenza egemone qualora il comando delle truppe germaniche venisse affidato al Principe Reggente. Io penso, se non erro, che non fu l'unica ragione. Una seconda e, a mio avviso, assai più grave, deve aver avuto influenza per la decisione finale, e cioè la constatazione da lui fatta personalmente tre giorni dopo l'offerta dell'armistizio, durante un'ispezione generale al suo esercito, del-