Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVI ; STATO PONTIFICIO
anno <1962>   pagina <326>
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326 Libri e periodici
l'insufficienza dello sue forze armate a sostenere da sole la continuazione della guerra (poi­ché era indubbiamente al corrente delle esitanze di Berlino per venirgli in aiuto) la quale, sino allora campale, avrebbe dovuto tramutarsi in guerra d'assedio. Secondo un eccellente studio* informatissimo, di Carlo di Nola, comparso nella Nuova Rivista Storica (fasci colo HI del 1958 e fascicolo I del 1959) assai più numerose dell'avversario furono le perdite austriache a Solferino (non meno di 50 mila uomini), la cui disfatta fu dovuta essenzial­mente ad una tattica errata dello stesso Imperatore, che aveva assunto il comando delle truppe dispensandone il Giulay. E imperfetto era tutto l'apparato logistico, specie dopo la confusa ripartizione dell'esercito in due armate, il che impediva di disporre di una generale riserva; e accanite eran le gelosie tra gli ufficiali superiori, specie tra Hess e Ramnung e manchevole era l'artiglieria pesante, e scarseggianti erano i viveri e incom­piute le fortificazioni di Mantova e di Verona, nella quale per giunta serpeggiava il tifo E con la continuazione della guerra certamente si sarebbero verificate ribellioni per opera degli elementi ungheresi che già ne avevan dato qualche segno, sobillati dall'attiva pro­paganda di Kossuth e di Cavour. Si aggiunga infine che contro gli Austriaci (e l'Imperatore Francesco Giuseppe non poteva ignorarlo), erano in marcia due divisioni da Lione per for­mare un nuovo Corpo, il sesto, agli ordini del maresciallo de Castellane.
MASINO CIRAVEGNA
VENOSTO LUCATI, Pagine del Cinquantanove e del Sessanta. Como e Comaschi per Punita d'Italia, con documenti inediti:. Milano, tip. Bonazzola, 1961, in 8, pp. VII222. L. 1650.
Già in occasione del centenario del 1859 Venosto Lucati aveva dato alle stampe una sua raccolta d'articoli {Como e il 1859. Garibaldi e i Cacciatori delle Alpi, Como, ed. La Provincia ), nella prefazione alla quale Dante Visconti rilevava i concreti risultati di un sano metodo di ricerca e di analisi e il pregevole contributo recato alla storia comasca risorgimentale. La quale storia soffre ancora la mancanza di un'opera che, agganciandosi al gruppo degli storiografi di cui Como abbondò nel periodo tra la rivoluzione francese e il primo terzo dell'Ottocento (Giuseppe Rovelli, Maurizio Monti, Cesare Cantò), possa considerarsi un ampio lavoro d'insieme e in certo modo il seguito della narrazione delle vicende storiche comasche nel corso del sec. XIX.
Un periodo tanto saliente della storia risorgimentale, ad esempio, come quello del Cinquantanove e del Sessanta, non aveva ancora trovato alcuna trattazione di un certo respiro che permettesse di valutarne la portata. A così sensibile lacuna ha rimediato Veno­sto Lucati con la raccolta d'articoli suddetta che ora, notevolmente e singolarmente accre­sciuta, si allarga a comprendere anche il 1860 ed include documenti inediti di notevole interesse quali una lettera di Mazzini (16 agosto 1860) al comasco dottor Giuseppe Bram­billa sulle peripezie della spedizione Bertoni e larghi stralci delle memorie di un Cacciatore delle Alpi descriventi i combattimenti garibaldini di Varese, San Fermo e Laveno.
L'autore ha voluto che la pubblicazione rispondesse a un intento divulgativo, poiché è convinto, e con piena ragione, che i Comaschi in genere (e non solo i Comaschi) conoscano troppo poco la storia che li riguarda, sia quella che ponderose opere e sparse monografie e collezioni periodiche hanno preso in consegna attraverso il tempo, sia la restante che aspetta di essere scavata, esplorata e portata in lucè.
Ma l'intento divulgativo, nel nostro caso, non prescinde dallo scrupolo, non va a scapito della fedeltà storica* non neglige la ricerca approfondita e la coscienziosa verifica degli elementi che intcssono le ricostruzioni episodiche. Non è nemmeno un pretesto per sorvolare su qualche punto scabroso o sulla opportunità di fare precisazioni o di correggere errori. Si vedano, ad esempio, le pagine su Carlo Do Cristoforis, sulla battaglia di San Fermo e il bel capitolo Giornate e ricordi comaschi di Garibaldi col testo, da stimarsi autentico, del discorso dell'Eroe a San Fermo (27 maggio 1862), difforme da quello incluso nell'edizione nazionale ripreso dal giornale II Diritto.