Rassegna storica del Risorgimento
ARCHIVI ; STATO PONTIFICIO
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1962
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328
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328 Libri e periodici
pubblica oligarchica, ma anche del Corte sentimento antiaustriaco ben radicato in mezzo al popolo e soprattutto delle difficili e tuttavia definitive esperienze del periodo francese, non potevano certo giudicare positivamente la perdita dell'indipendenza e l'unificazione con il Piemonte sotto il paterno regime di Vittorio Emanuele I. Tutti questi sentimenti, congiunti alla secolare avversione nei confronti dell'espansionismo di casa Savoia e al disagio della depressione commerciale attribuita alla politica protezionistica di Torino, fecero perciò massa all'indomani del 1815 e determinarono un'atmosfera di ostilità e di Contumacia a tutti i livelli entro la quale si giustificano le giornate del 1821, l'ampio proselitismo mazziniano e l'esplosione di rivolta del marzo-aprile 1849. Negli anni successivi, tuttavia, e particolarmente a partire dal 1853, come le ricerche di G. Oreste hanno messo in luce, comincia a delinearsi negli ambienti intellettuali e borghesi della città un orientamento più moderato e collaborazionista. Davide Morchio era stato nel 1849, insieme con Avczzana e Reta, membro del governo provvisorio; ma il fratello minore di Ini, Damele, assunse nel 1854 la direzione del quotidiano La Stampa, il cui programma politico si identificava nel motto Re, Statuto, Patria e nel 1859 costatai a Genova il comitato della Società Nazionale; G. Remorino, direttore del mazziniano Italia e Popolo fino al 1851, divenne nel 1859, col consenso di Cavour, redattore della Nazione, ed anche se per qualcuno, che nel 1860 ancora deprecava che tanti patrioti fossero partiti con Garibaldi per l'attuazione di un programma sabaudo, la fede repubblicana mascherava, sia pure inconsapevolmente, l'antica avversione per il padrone che i Genovesi avevano sul collo dal '15 in qua (v. la lettera di L. Fresco a G. B. Savi del 2 luglio 1860, p. 499), erano veramente quelli gli anni in cui entrava in crisi non solo l'intransigentismo dei mazziniani ma anche ogni residua nostalgia municipalistica.
Il reale problema storico della partecipazione di Genova agli anni risolutivi del Risorgimento si pone perciò come necessità di rendersi conto delle profonde ragioni che determinarono questo definitivo mutamento di rotta delle sue classi dirigenti. Quanta parte di tale nuovo e più concreto atteggiamento è dovuta all'influenza dell'emigrazione politica e quanta invece alla modernizzazione dell'ambiente intellettuale ed economico della città promossa dalla politica liberale di Cavour? Forse l'attenzione fino ad ora prevalente per le azioni e le reazioni determinate dalla presenza e dal vario muoversi degli esuli dovrà essere spostata verso indagini più approfondite che mettano in luce la reale struttura della società genovese, il rinnovarsi e l'aggiornarsi delle sue ideologie economiche, le ragioni obiettive che facilitarono l'allineamento di patrizi e borghesi sulle posizioni del governo di Torino. Da questo punto di vista non sarebbe privo di utili conclusioni uno studio che ricostruisse posizioni, programmi ed azioni di politica dei deputati liguri al Parlamento subalpino e valutasse anche il peso della lóro influenza nella elaborazione e nella pratica attuazione del programma economico-politico di Cavour, soprattutto in tema di libertà degli scambi e di lotta al protezionismo doganale.
Spontaneamente, del resto, la concordia tra Genova e Torino si stabiliva anche in tema di politica ecclesiastica. H persistere di atteggiamenti più o meno influenzati dalla spiritualità giansenistica, la tradizionale avversione al gesuitismo, le simpatie per Gioberti erano tutti elementi che assicuravano alle iniziative di Cavour e di Siccardi la solidarietà degli ambienti nobili e borghesi più avanzati. L'opposizione cattolica era certo assai viva (v. F. Fonzi, Correnti di opposizione alla politica piemontese tra i cattolici liguri negli anni 1848-1859 in Rassegna Storica del Risorgimento, 1952) ed andava dal rigorismo di A. Bri-gnole Sale, che non esitò a prendere posizione in Senato contro il progetto di legge Cavour Battezzi sulle corporazioni religiose, allo spregiudicato tatticismo di coloro che promossero l'accordo dei conservatori con l'opposizione mazziniana nelle elezioni del 1857; ma l'opera del vescovo A. Charvaz seppe attenuare i contrasti troppo violenti e, richiedendo al clero il rispetto dello Statuto, stabilire in definitiva un'atmosfera di possibile conciliazione.
Fra gli articoli dovuti agli studiosi stranieri, meritevoli tutti di una citazione parti-colare, ricorderemo qui soltanto quello del compianto S. Markus, che reca al problema della collaborazione tra patrioti ungheresi e patrioti italiani, già impostato e avviato da