Rassegna storica del Risorgimento
ARCHIVI ; STATO PONTIFICIO
anno
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1962
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pagina
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329
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Libri e periodici 329
A. Tamborra, il contributo eli un ampio materiale documentario ancora inedito; e la breve memoria di A. Wandruszka, la anale, nell'illustrarc le simpatie dell'opinione pubblica tedesca per Garibaldi e la corrente di azione e pensiero ebe in lui si riassumeva, ripropone i termini del dibattito su rapporti e contrasti ideali tra i movimenti per l'unificazione nazionale dei due popoli.
L facile dunque concludere che la pubblicazione di questi due volumi giova non solo a rendere pia sicura la cronaca dei tormentati mesi della spedizione in Sicilia e a chiarire le posizioni e i dissidi degli uomini che ne furono i protagonisti; ma anche, e soprattutto, a presentare, indagati nella realtà di un concreto ambiente umano, sociale e culturale, alcuni dei problemi di fondo dell'età del Risorgimento. p rw pEi0
Primo centenario dello Stalo italiano - Contributi e ricerche storiche a cura del Comitato di Potenza dell'Istituto per la storia del Risorgimento Italiano; Matera, Montemurro. 1961, in 8, pp. 247. L. 3000.
Non si fa torto agli egregi studiosi, principolissimo e prestigioso il Ciasco, che bau posto mano a questa iniziativa, che onora bx cultura e le amministrazioni di Lucania, se l'attenzione del recensore si appunta pressoché esclusivamente sul poderoso saggio di Tommaso Pedio il quale, oltre ad occupare materialmente una buona metà della silloge, si pone come la pio. organica, sistematica e documentata indagine compiuta negli ultimi anni in tema di storia sociale ed economica meridionale, in ambito cronologico pia che secolare, con una serie fittissima di tabelle statistiche, con una selva smisurata, ma padroneggiata con mirabile lucidità e vigore, di notizie, che si risolvono in altrettanti spunti, suggerimenti ed approfondimenti critici.
Non che, s'intende, non ci sia da leggere, e con profitto, anche altrove. Nel lavoro del Giura Longo, ad esempio, la politica creditizia del clero si dimensiona non soltanto ad illuminare la rilevanza sociale di questo ceto ma anche, indirettamente, l'improduttività borghese sotto lo schietto profilo capitalistico. Nel protocollo del governo provvisorio lucano del 1860, edito dal D'Alessandro, balza alla vista la condiscendenza borghese nei confronti delle rivendicazioni contadine all'indomani immediato dell'insurrezione del 18 agosto: indice, mi pare, di uno stato di disagio obiettivamente esplosivo e pericoloso, che si cerca di ménager alla men peggio (ed infatti già il 24 agosto liberali e possidenti, si sentono cosi sicuri del fatto loro da poter disporre lo schiacciamento dei moti per la divisione demaniale, facendoli apparire né più né meno che pretesti reazionari). Interessanti sono i dati, riesumati dal Verrastro, delle relazioni prefettizie che denunziano senza velo il programmatico intento classista che presiede all'assenza di scuole serali ed asili d'infanzia, e l'imponente decremento demografico di ben 47.740 abitanti, frutto dell'emigrazione, nel corso del primo ventennio di vita unitaria.
Venendo comunque al Pedio, il cui contributo é senza dubbio di gran lunga il pia organico e fecondo, noteremo intinti tutto l'acuta ed opportuna precisazione preliminare che egli compie sulla struttura proletaria del ceto intellettuale in sede locale, ai primi del Settecento. Questo stato di cose, che si deve far risalire al permanere d'un intenso vincolo familiare, e nel quale ricade anche gran parte del clero, é della massima importanza in quanto documenta come, al di là delle strutturazioni ideologiche o confessionali, una solidarietà obiettiva si venga a costituire tra vari ceti in funzione antifeudale e su base schiettamente classista: solidarietà che vien meno soltanto allorché, appunto, si accentua la differenziazione economica in seno alla coalizione, col passaggio degli intellettuali al rango borghese di galantuomini (un termine che in Basilicata efficacemente si diversifica da quello di e gentiluomini , designante i massari di campo arricchiti, la borghesia agraria). In seno ni galantuomini , peraltro, e con larga percentuale d'immigrazione forestiera, occorre definire un particolare strato, la burocrazia feudale, che rappresenta la punta più estrema in senso antipopolare (e, complementarmente, più disgregante del tessuto statale) della nascente borghesia, giacché fin dalle origini, fin dalla sua ragion