Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVI ; STATO PONTIFICIO
anno <1962>   pagina <330>
immagine non disponibile

330
Libri e periodici
d'essere tecnica, essa si definisce estranea ed ostile nei confronti delle rivendicazioni contadine;
La lenta ed impercettibile trasformazione sodale che ha luogo in Basilicata nel corso della prima metà del Settecento è affermata dal Fedio come dato introduttivo alla sua in­dagine. Questa prende le mosse, mercè un ricchissimo apparato bibliografico, precisamente dall'approfondimento dei legami strutturali che uniscono ancora in questi anni alle masse popolari gli intellettuali, considerati come paesani non meno che come tecnici, e con essi, ad esempio a Tolve ed a Tito, non pochi sacerdoti. Vale la pena di rilevare a tal pro­posito (Pietrafcsa 1788) la vitalità del parlamento come unica forma di efficace resistenza popolare, al di là delle lungaggini procedurali dei tribunali. Tale resistenza è indirizzata, con un movimento d'impressionante unanimità ed imponenza (il Pedio cita qualcosa come centoventi episodi!) verso un solo obiettivo: la riconquista, e perciò la difesa sociale, della terra. Attraverso questo tirocinio, peraltro, il ceto intellettuale acquista coscienza della propria forza, delle proprie possibilità d'autonomia e di sviluppo, soprattutto del­l'indispensabilità e del peso determinante della propria funzione. 1 medici, i legali, i notai, si rendono conto di essere in grado, precisando economicamente e socialmente il ruolo del loro ceto, di poter esercitare un compito di classe dirigente, non tecnicamente collaterale al potere del feudatario, non classisticamente solidale con le aspirazioni contadine, ma ege­monico nei confronti dell'uno e delle altre. È tuttavia da notarsi che questa differenzia­zione non è ancora condotta a termine a fine secolo allorché, nella crisi del 1799, una convergenza tra professionisti, artigiani e contadini ai verifica per la salvaguardia di quella democrazia repubblicana che si è manifestata idonea a garantire così il primato politico dei primi come le istanze sociali dei secondi. Si tratta di un'isola, di una minoranza, sulla disfatta della quale occorre chiamare in causa non solo la marea sanfedista (espressione di fanatismo superstizioso brutalmente strumentalizzato più ancora che di demagogia populistica) ma anche la frattura borghese, che spinge all'approdo della conservazione e del tradizionalismo tutti gli arrivati, gli arricchiti, i gentiluomini avvezzi a traccheg­giare col feudatario ed ostilissimi ad un'amministrazione efficiente e fortemente centraliz­zata come quella repubblicana. Il Pedio illumina con grande finezza la necessità di questa distinzione interna alla borghesia, documentando come anche il brigantaggio posteriore alla prima restaurazione borbonica si origini da un movimento di protesta che, in questo caso, viene a sostanziarsi obiettivamente di tendenze filodemocratiche. Soltanto in un secondo tempo, con Nicola Addone, in un'atmosfèra ricca dei fermenti autoritari dell'esperienza napoleonica, la borghesia lucana si awierà compattamente sulla strada di quel compro­messo tra formalismo politico democratico e sostanziale conservazione sociale sulla quale persisterà il successivo liberalismo moderato, anche quando, con Vincenzo d'Errico, i po­stulati antiassolutistici verranno fatti valere col massimo di coerenza e di vigore. Non mancherà peraltro neppure nel 1848 una distinta tematica d'azione autonoma contadina, salvo che l'interpretazione politica di essa sarà affidata ad una minoranza ormai ben spa­ruta di borghesi radicali, raccolti intorno a Ferdinando Petruccelli.
Nei decennio successivo la caratterizzazione classista del contrasto sociale si precisa e s'accentua in quanto il ceto proprietario agrario, spaventato dall'incidenza delle riven­dicazioni contadine, esaspera la propria resistenza, passando sopra a valutazioni ideologiche e politiche, che sembrano prender forma in qualche modo soltanto nel 1860, allorché la monarchia sabauda garantisce il persistere degli antichi rapporti sociali sotto la trasfor­mazione politica. Tutta l'azione del governo prodittatoriale, specie grazie all'Albini ed al Racìoppi, è indirizzata aduna difesa dichiarata, scoperta, della proprietà come tale, senza preoccupazioni di natura giuridica o politica; è ispirata dal proposito di raffrenare la li­cenza sino al punto di organizzare una vera e propria formazione militare terroristica di classe al solo scopo di tutelare e ristabilire l'ordine e la pubblica tranquillità . La rela­zione che il 6 ottobre l'Albini invia a Napoli è un po' il compendio concettuale, meditato, di quest'attività: si tratta, in parole povere, di spogliare ulteriormente la comunità, divi­dendo ai nullatenenti i superstiti heni demaniali, e di legalizzare l'usurpazione privata, allo scopo di non disgustarsi la classe de' proprietari . Perfino un prefetto, nel suo rap-