Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVI ; STATO PONTIFICIO
anno <1962>   pagina <331>
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Libri e periodici 331
porlo 1 ottobre 1862, riferendosi agli avvenimenti di due anni innanzi, ammette senza reticenza la necessità in cui si fu, in quelle circostanze, di ingannare il popolo con le più stirane promesse (è un documento importante anche perchè testimonia la progressiva ostilità di un clero in origine fautore di rifórme e novità al cospetto di mia legislazione vessatoria e di confisca anticlericale che lascia intatte od ingigantisce le usurpazioni bor­ghesi). Si trattò dunque ed è bene ribadirlo ancora una volta non già di una fata­lità dovuta ad impellente urgenza patriottica e neppure di nn errore derivante da un'igno­ranza di fatto. Si trattò di una scelta liberamente e da lunga mano meditata, determinata e voluta come misura di reazione preventiva e sistematica, e possibilmente definitiva, ad un movimento contadino estremamente rettilineo e cosciente, il cui obiettivo era testimo­niato da una storia più, che secolare, e che aspirava a conseguirlo attraverso un radicale cangiamento rivoluzionario delle istituzioni sociali e politiche.
La seconda parte dello studio del Pedio, destinata all'esame propriamente sociale della Basilicata nel corso del secolo che ci interessa, porta anch'essa elementi di molto rilievo, dall'improduttività delle opera pie alla scorrettezza di certe amministrazioni borghesi, dal dichiarato atteggiamento oscurantista della classe dirigente moderata nei riguardi dell'istruzione popolare ai dati sulle attività economiche della popolazione (l'I di pro­fessionisti ed impiegati ed il 3 di artigiani e bottegai nel 1850 rispetto al 6 d'individui ufficialmente qualificati mondici: e questa sarebbe la borghesia imprenditoriale nel Mez­zogiorno!). Molto lodevole è finalmente in un quadro complessivo che non si sa che apprezzare ed ammirare l'attenzione portata dal Pedio sull'attività, ancorché modesta e dimessa, delle società economiche, attraverso la quale è dato rinvenire certe testimo­nianze sulla realtà sociale della zona che non sono certo frutto di demagogia posteriore nò d'inconsapevole animosità contadina, ma si pongono col loro stesso eloquente grigiore quale denunzia di uno stato di cose che è stato fatto coscientemente permanere in un certo modo per chiara e distinta aspirazione d'incontrollato prepotere economico e
PKtico- RAFFAELE COLAPIETBA
RUGGERO MOSCATI, Il Ministero degli Affari -Esteri, 1861-1870 (L'organizzazione dello Stato, 5); Milano, Giuffrè, 1961, 8, pp. YII-277. L. 2500.
I testi prevalentemente tecnici raccolti in questo volume e la suggestiva sintesi introduttiva del Moscati servono egregiamente a ricostruire e spiegare le fasi di quella gran­de operazione tecnico-politica, effettuata dal gruppo dirigente cavouriano, che va dalla diplomatizzazione delle conquiste rivoluzionarie del nostro Risorgimento, all'inseri­mento dell'Italia nella politica europea.
R ministero degli Esteri del Regno sardo modernamente riorganizzato dal­l'Azeglio tra il 1849 e il 1850 e reso efficientissimo dal Cavour con il regolamento del 1856 dinamizzò in modo sempre più. intenso la diplomazia piemontese al fine di fare della questione italiana un problema europeo: la guerra di Crimea, Plombières il 1859 sono le tappe storiche più note di questa direttiva che fu prospettata e direttamente guidata dal Cavour.
Naturalmente anche l'originalità e la libertà di iniziativa della diplomazia cavouriana si muovevano per le vie obbligate della politica italiana di Napoleone III, così come l'ini­ziativa personale di Vittorio Emanuele II spesso si intrecciava con l'azione diplomatica del governo interrompendone talvolta la continuità e gli sviluppi; ma il Cavour era sempre riuscito a districare la sua politica estera da tutele troppo pesanti servendosi an­zitutto delle crescenti spinte democratiche all'unificazione, per rivendicare la necessità di una più spedita e unitariamente diretta azione diplomatica e poi della stessa struttura, burocraticamente e amministrativamente autonoma, del ministero degli Esteri, hi quale rivelava nelle persone dei funzionari e dei diplomatici che la costituivano una omogeneità di formazione a cui certo va ascritto gran parte del successo del Cavour.
E l'interesse e il pregio di questo volume consistono proprio nella documentazione dei modi attraverso cui si creò quella omogeneità . Una felice silloge di testi diplomatici