Rassegna storica del Risorgimento
ARCHIVI ; STATO PONTIFICIO
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1962
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333
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Libri e periodici 333
I vantaggi di tale ordinamento amministrativo non tardarono a riflettersi ani piano politico quando, con la guerra del '59, venne creata la Dirottone generale delle provincie italiane poste sotto la protezione di S. Maestà o annesse ai Regi Stati affidata a Marco Min-ghetti coadiuvato dal Barbavara, da Costantino Nigra e da Antonio Allievi. La direzione generale svolse un intenso lavoro di collegamento con i governi provvisori dei Ducati, della Toscana e della Romagna e con i commissari, che da Torino venivano inviati nelle città insorte. Gli avvenimenti del '60 dimostrano chiaramente che la ripresa moderata sarebbe avvenuta in misura più ridotta e faticosa senza le abili e vivacissime iniziative diplomatiche di Cavour e dei suoi collaboratori in Italia e all'estero.
Trasmessosi, nella sua struttura e nei suoi quadri dirigenti, integralmente nell'organismo dello Stato unitario, il ministero piemontese non subì mutamenti interni fino al 1866. Non è estraneo forse a questa stabilizzazione, oltre che U timore dei successori di Cavour di toccare l'opera che nelle mani del grande ministro aveva reso tanti benefici alla nazione , il susseguirsi di impegni eminentemente politici, che esso era chiamato ad assolvere: primo tra tutti il problema del riconoscimento del regno d'Italia da parte delle maggiori potenze europee. Almeno fino al 1863 la diplomazia italiana dovette, infatti, tarsi perdonare l'oltraggio al droit public europeo compiuto dal Piemonte con l'accettare il principio rivoluzionario di nazionalità, chela spedizione dei Mille aveva irrevocabilmente sancito. Donde anche le cautele e le perplessità di fronte alla questioni di Roma e del Veneto, che il Moscati indica efficacemente ad apertura del volume.
In coincidenza col trasferimento della capitale a Firenze e sotto la direzione di Emilio Visconti Venosta l'organizzazione del ministero fu interamente riveduta : il segretario generale Marcello Cerniti, dietro iniziativa del ministro, elabora un decreto che verrà approvato il 23 dicembre 1866. Le attività del ministero sono ora suddivise tra il segretario generale, il servizio politico, quello commerciale, gli affari contenziosi, gli affari privati, la contabilità e il personale. I servizi vengono così snelliti e, in particolare, viene facilitata la trattazione degli affari con i rappresentanti stranieri, allontanando così sono parole del Cernitiil pericolo di conflitti internazionali sempre meno frequenti quanto più è larga la parte fatta alla discussione verbale .
II Moscati giustamente rileva la modernità dell'ordinamento del '66 attraverso il cui esame si ricava l'impressione chete non solo nel ministero le questioni giuridiche andavano assumendo maggior peso, ma che cominciava a divenir preminente il settore economico-commerciale: il che stava a significare la coscienza dello sviluppo che l'Italia veniva acquistando in quel campo specifico .
Le successive riforme del biennio 1867-68, avvenute per opera dei ministri di Cam-pello e Menabrea, perfezionano ancora l'ordinamento del ministero, testimoniando così la vitalità creativa dei suoi dirigenti ed alti funzionari, i quali, custodi gelosi talvolta forse anche troppo della tradizione cavonriana, contribuiranno a fare della politica estera italiana, almeno fino alla presa di Roma, un elemento propulsivo della vita politica.
Lucio VILI.ARI
PIERO ZEBBI, // movimento cattolico in Italia da Pio IX a Pio X. Linee di sviluppo', Milano. Editrice Vita e Pensiero, 1961, in 16, pp. VI-110. L. 450.
Lo Zerbi in questo volumetto, nel quale ha raccolto il testo di una serie di lezioni tenute all'Università Cattolica del S. Cuore, non ha voluto presentare una storia completa del movimento cattolico in Italia, ma si è proposto di cogliere, in un e tentativo di ripensamento , alcune linee di sviluppo particolarmente significative e caratteristiche.
La materia è suddiviso per pontificati, con un criterio adottato non a caso, in quanto la posizione dei cattolici è da lui considerata in stretto rapporto con l'atteggiamento assunto dalla suprema autorità ecclesiastica. Studiare perciò il movimento cattolico significa, per l'autore, studiare un momento della storia della Chiesa , intesa non li mi tal amente alla vicenda interna di questa istituzione, ma nei suoi rapporti con gli altri organismi, con i quali essa, che vive ed opera nel mondo e nella vita sociale, viene necessariamente a con-
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