Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVI ; STATO PONTIFICIO
anno <1962>   pagina <335>
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Libri e periodici 335
Aspetti della cultura cattolica nell'età di Leone XIII; Roma* Edizioni Cinque Lane, 1961, in 8, pp. 839. L. 2300.
H convegno di Bologna del dicembre 1960 i cui atti si leggono oggi raccolti u cura di Giuseppe Rossini si segnalò subito come una delle occasioni culturali più dense di pensiero e più fervide di risultati che, nel campo della storiografia non soltanto ecclesia­stica, fossero state realizzate nel corso degli ultimi anni. E ciò malgrado la dizione tutt'altro che peregrina e felice del tema proposto, il anale, circoscrivendosi fortemente così nel tempo come nell'ambito ideologico, sfumava poi i suoi interessi nella genericità degli aspetti , dove, non senza affastellamento o qualche incoerenza, si sarebbero potati far entrare insieme il contributo erudito e locale ed il tentativo interpretativo, l'esegesi teologica e l'analisi sociologica. Diremo tuttavia che questa stessa genericità è stata, in un certo senso, una felìx culpa, e la ragione prima del brillante esito della manifestazione. Giacché, attraverso la stessa varietà un po' dispersiva degli interventi e degli interessi, è stato possibile assistere all'affiorare pressoché irresistibile di certi temi principalissimi, che, per cosi dire, s'imponevano da sé, come punti di raccordo, come passaggi obbligati, verso i quali, più a meno accentuatamente, l'intero convegno tendeva a gravitare. Di questi temi, il primo, la rinascita del ncotomismo, è stato quello più aderente al tema e quello che ha consentito d'inquudrare più efficacemente, a livello di governo, d'impostazione ufficiale, la politica culturale della Chiesa nell'ambito del mondo contemporaneo ed agoni­sticamente con esso. Gli altri due temi più notevoli, la valutazione complessiva della per­sonalità del Tomolo e le origini della democrazia cristiana, sono apparsi, viceversa, ten­denti ad evadere dallo schema del convegno, colati in una prospettiva più mossa e più viva di tutta intera la spiritualità, non solo cattolica, e l'atmosfera politica, non solo ecclesia­stica, dell'ultimo quarto del secolo scorso. Appunto questo prevalere dell'interesse politico ha operato da spartiacque, da frattura, rimasta di massima insanata, in seno ai convenuti: e di esso l'asperrima polemica implicita nelle posizioni rispettive del Fonzi e di monsignor Ferrari (il Violante sta a sé, in una posizione di finissima e sensibile interpretazione preva­lentemente accademica), questa polemica che fa toccar con mano la divergenza larghissima negli interessi, e perciò nei metodi, e quindi negli obiettivi e nei risultati, in seno alla stessa storiografia cattolica militante, offre drammatica e meditabile testimonianza. In sostanza, malgrado la dura ripulsa opposta in proposito dal Passerin al Manacorda, il problema resta effettivamente quello di studiare e valutare un movimento, che i marxisti chiameranno d'inserimento della Chiesa nel tessuto della civiltà borghese capitalistica, che i cattolici preferiranno chiamare di apertura e di comprendone nei confronti delle esigenze del mondo contemporaneo, ma un movimento che, insomma, esiste, che é la caratteristica saliente del pontificato di papa Pecci, e che si risolve in determinate assunzioni di responsabilità sul concreto terreno dell'impegno civile e politico. Posta questa premessa essenzialmente dialettica di un rapporto, di una competizione, che s'instaura tra la Chiesa e lo Stato liberale e la società socialista; posta pertanto la necessità di uno scambio reciproco di opinioni, di postulati, d'indirizzi; il problema si concretizza nello stabilire, col massimo dettaglio e rigore, la qualità, la natura e la fecondità di questi scambi, ciò che è restato vivo e vitale della tradizione, ciò che si é escogitato di nuovo, e perché, ed in quale dire­zione ed in quale ambito di risultati. La trasformazione, che evidentemente si nota nella Chiesa e nella sua politica durante il venticinquennio di Leone XIII, non é certo il portato di un atto di pura e semplice volontà del pontefice. Essa è determinata e condizionata da certi stati di fatto, da certi orientamenti dell'opinione pubblica, che avevano un loro peso, un loro indirizzo nel 1878, e non lo avrebbero avuto un decennio innanzi. R 1878 non è solo l'anno dell'esaltazione al soglio dell'arcivescovo di Perugia: è l'anno centrale déDa seconda metà del secolo XIX, dopo la tempesta quarantottesca. È l'anno del con­gresso di Berlino, che segna un assestamento durevole della situazione internazionale su certe basi e su certi presupposti non facilmente modificabili E l'anno degli attentati terroristici in Germania, e perciò delle leggi speciali contro i socialisti, il che implica un ralliement ed un ammorbidimento di Bismarck in senso conservatore. E l'anno del deli-