Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVI ; STATO PONTIFICIO
anno <1962>   pagina <338>
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più ortodossa derivazione cattolica, fino al dilagante interclassismo, aliate uifiueni society , prodotto ben, più della civiltà industrialistica che non del pensiero sociale cattolico. Qui il medievalismo, il corporativismo, il moralismo, rivelano chiaramente la loro antistoricità e la loro natura di provvisori espedienti volti a padroneggiare e ad indirizzare in un certo senso un processo che si evolve del tutto autonomamente rispetto a precetti morali o religiosi. H nocciolo di questa prima mattinata di dibattito è nel richiamo, operato da Dal Pane, alle origini laiche (Sismondi) dell'eticità nell'economia: origini che, da un lato, si pongono su posizioni primitive rispetto all'interpretazione del mondo industriatistico e, dall'altro, tolgono ai cattolici il vanto di una discutibile primogenitura. Passerài, che è storico di razza, è costretto ad ammettere (è la cosa più longanime che si possa fare) il carattere di evasione del medievalismo postromautico di Tomolo: ma un'evasione non fa storia, e tanto meno politicai E la sessione si chiude sull'audacissimo quesito di Farias intorno ai rapporti di Tomolo con la gerarchia: un quesito di natura istituzionale, come dice l'oratore, sull'effettualità di tutti questi concetti nell'ambito della Chiesa: un quesito che riecheggia quello nostro di poco fa e che il convegno, del tutto impreparato ad una problematica del genere, lascia malauguratamente cadere.
Anche al Marrou, protagonista della prima seduta pomeridiana, si addicono le nostre domande. Il rientro in forze dei cattolici nel campo degli studi scientifici e storici, in un'atmosfera culturale che sembrava ad essi irrimediabilmente estranea ed ostile, è un dato di fatto patente. Ma perchè esso può avvenire a partire dal 1880? Se noi non te­niamo presente la contemporaneità di avvenimenti come lo schiacciamento delle estreme propaggini democratiche quarantottesche, l'assestamento ed il passaggio dell'industria­lismo ad una nuova fase di concentrazione e d'espansione, il fallimento del liberalismo sul piano sociale, non potremo renderci conto del fatto che il cattolicesimo viene ad egemoniz­zare un vuoto, uno status di crisi di valori e d'ideali, un mondo di trapasso, e non a debel­lare avversari effettivamente vitali e fiorenti. Gii anni ottanta sono anelli del positivismo ufficiale, dell'estremismo anticlericale superficiale e demagogico. Ma queste manifestazioni stanno ad indicare non già la floridezza, bensì la decadenza di una corrente di pensiero. E ad essa si contrappone una seria assunzione di responsabilità scientifica da parte della Chiesa, che abbandona l'apologetica spicciola e propagandistica del passato, deformazione del grande momento culturale romantico di Chateaubriand, marche pure aveva avuto la sua giustificazione ed il suo significato nella storia deli'ultramontanismo della Restaura­zione, in quella, ad esempio, delle gesta Dei per Francos vagheggiate dal Ventura. Antiche tensioni spirituali si ammorbidiscono e si annullano, come quella iudipcndentistica, che aveva cagionato una cosi forte impronta confessionale calvinista sulla storiografìa olandese; altre si temprano e vengono alla luce. Ma la fede nell'inesorabilità delle leggi scientifiche, nella scienza come religione, è in crisi profonda: e proprio per questo l'irrequieto razio­nalista Marrou non esita ad ammetterlo per questa coscienza dello svuotamento del mondo circostante, della mancanza d'una parola d'ordine, la Chiesa può muoversi, e deli­bera di farlo. "Vi è, al fondo, una valutazione di opportunità tattica, che, molto sintomati­camente, l'idealista Franchini si studia di ripetere, levandosi a proporre oggi, contro il positivismo risorgente, una sorta d'ippogrifo cattolicocrociano, la fede degli uni congiunta, od appiccicata, alla filosofia degli altri, per debellare l'idra dalle molte teste, che ardisce risollevare il capo contro cela più grande tradizione speculativa italiana a livella mondiale ; il che vuol dire che, nel mitico nobile castello dell'indimenticabile rievocazione di Anto­ni, al Croce si faranno incontro non solo le ombre di Vico e Machiavelli, ma anche quelle di Gioberti e di Troya o, addirittura, di Cenni e Fornati, da lui vivo tanto bistrattati! Noi scherziamo, e lo si sarà compreso: ma non del tutto. E più amaro diventa il nostro riso quando, anziché di queste conciliazioni, leggiamo, nella fine e patetica prosa di Leflon, il ricordo, venato di nobilissimo compianto, delle sottomissioni e dei silenzi, degli indici­bili drammi individuali, che il trionfo della rinascenza cattolica è costato. Qui, allorché si entra nel vivo della coscienza religiosa di un'età, il problema si anima e si fa storia: purché, s'intende, e come dicevamo prima, si tenga sempre presente la natura tormentate