Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVI ; STATO PONTIFICIO
anno <1962>   pagina <339>
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Libri e periodici 339
e dialettica di questa storia. Alla quale ci richiama, autorevolmente e dottamente, monsi­gnor Maccarone, con una serie di suggerimenti d'indagini della più grande opportunità (la formazione e l'insegnamento nei seminari, la convergenza di ecclesiastici e laici sui medesimi terreni di ricerca storica, ecc.).
La poderosa relazione di Aubert centra il secondo tema principale che abbiamo indi-cato, la rinascita neotomista, tenuta a ragione distìnta da quella generale neoscolastica, a lungo impregnata di elementi eclettici. Il tema gode in Italia d'una ricchissima biblio­grafia, dal Taparelli al Liberatore tra i pensatori, dal Masnovo al Mirabella tra gli studiosi. La relazione Aubert ha il pregio d'inquadrare il fenomeno in orizzonte europeo, con sva­riati addentellati extrafilosofici, e d'iniziare qucll'escavazionc documentaria, che diremmo di vertice sulle grandi direttive politiche di quest'orientamento culturale, che auspi­cavamo più sopra. In sostanza, VAeternipatris sottolinea non tanto l'originalità o comun­que l'eccellenza del pensiero dell'Aquinate, quanto soprattutto l'organicità di esso. In S. Tommaso vi è una summa pensata ed elaborata come tale, qualche cosa di simile, mutata mutandis, alla ratio ignaziana. Sono strumenti coerenti, flessibili, destinati all'azio-ue Se fossero leciti richiami, sempre pericolosi in campi per loro propria natura assai distanti, quest'organicità speculativa tomistica rivalutata da Leone XIII al finire dell'Otto­cento mi farebbe pensare all'unità amministrativa napoleonica rielaborata da Consalvi all'inizio del secolo. In entrambi casi non vi è giudizio di merito, di valore (papa Pece! parla della filosofia, non della teologia deH'Aquinate) bensì, soprattutto, di efficienza e di convenienza, contro l'eccesso dell'individualismo, per l'obbedienza alle autorità costituite: vi è ambedue le volte un carattere preminente di conservazione, di preservazione, diremmo meglio, di difesa politica e ideologica in Consalvi, sociale e culturale in Leone. Aubert scende a fondo ad indagare le reazioni e le resistenze che l'orientamento pontificio incon­tra: qualche accenno all'atonia intellettuale della Roma degli anni settanta, qualche brano del Cornoldi, sono preziosi per intendere hi situazione della Chiesa dinanzi ad un mondo ancora fortemente elettrizzato da eventi sconvolgenti quali la guerra francoprussiana, la Comune, l'unità d'Italia. Preziosi altresì gli accenni al sostanziale appartarsi dello sperimentalismo scientifico di Lovanio rispetto all'orientamento generale di Roma; all'irrigidimento conservatore degli ultimi anni di Leone XIII (che riconduce così in equi limiti di efficacia la ventata di rinnovamento della Rerum Novarum); e così via. Alla morte del papa, ben lungi dall'aver guadagnato la sua battaglia, l'indirizzo tomista si pone sol­tanto come una chiara e sistematica direttiva di ricerca, a cui la scuola di Lovanio apporta anche i frutti di un ben inteso storicismo. Un tentativo, insomma: ed anche qui il convegno si mostra impreparato a sviluppare la distinzione di Pincherle, che è poi un organico allar­gamento di prospettiva, tra cultura ecclesiastica (dove fin qui si è restati), cultura dei cattolici e componente cattolica nella cultura tout court (che è un problema del tutto ignorato).
Moderata e prudente hi relazione PasSerin sull'eredità della tradizione cattolica risor­gimentale. Qui si comincia a camminare sul fuoco, quando vediamo lo stesso Bonomclli paventare, all'indomani dell'unità, l'isolamento ideologico della Chiesa dinanzi alla conver­genza patriottica tra moderati e radicali: una convergenza che, per la verità, era ben lungi dal realizzarsi e la cui mancanza, unita con l'atonia diffidente della pubblica opinione, avrebbe spinto la classe dirigente ad esperire nuovi tentativi di alleanze. A questo propo­sito, si riafferma il valore di spartiacque dell'anno 1878, per intendere il progressivo e sistematico conciliazionismo di uomini come Minghetti e Bonghi, estromessi ormai dure­volmente dal governo, ma in via d'assumere un ruolo di tutela e d'ispirazione sul trasfor­mismo. Sarebbe interessante qui esaminare nel dettaglio l'opposizione, che a prima vista appare pressoché impercettibile (e perchè?), presentata a questi punti di vista da parte del vecchio giurisdizionalismo laico classico dei Mancini e degli Znnardclli. Ma importa per il momento soffermarsi su quella spiritualità risorgimentale e neoguelfa, che il Passeriu crede di poter individuare negli anni ottanta, ricca di fermenti caritativi presumibilmente volti ad aggredire in qualche modo la questione sociale e scaturita da una vasta collabora-