Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVI ; STATO PONTIFICIO
anno <1962>   pagina <342>
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Libri e periodici
nomia e quello di coopcrazione controllata ed organica, sul radicale suo aclassismo, si sofferma il Coma Pellegrini con un interessante intervento.
Altrettanto, e forse più notevole la comunicazione del Fonsega sulla storiografia ecclesiastica napoletana, sia per la benemerita insistenza sullo studio sistematico dei seminari, sia per il riconoscimento della maggiore incisività ed attualità dell'impegno di ricerca degli intransigenti nei confronti delle estreme propaggini neoguelfe, sempre fioren-tissime a Napoli secondo una tradizione nazionalistica angioina di recente tornata ad illustrare dal Pontieri.
Nella comunicazione del Gambasin isoleremo a preferenza i sintomatici accenni di consenso dei Toniolo al paternalismo sociale di Guglielmo II (è questo tutto un vastissimo movimento di convergenza, al dischiudersi degli anni novanta, dinanzi alla costituzione della Seconda Internazionale) e la povera e parziale assimilazione compiuta dai cattolici degli aspetti spiritualistici dell'imperialismo rooseveltiano, sbrigativamente ricondotti al razionalismo protestante.
Dalla comunicazione Malinverni balzano in luce, soprattutto, l'imponenza e la tena­cia dell'astensionismo cattolico in provincia di Bergamo e certi aspetti di chiuso e polemico fanatismo di quel clero contro l'opera d'illuminazione perseguita dal vescovo Guindani, precursore non a sufficienza apprezzato del ben più, noto Radiai Tedeschi.
Molta lode merita la comunicazione del Martina sull'enciclica Libartns, i cui echeg-giamenti vengono opportunamente colti con larghezza sulla stampa provinciale. Osser­veremo come all'indifferentismo istituzionale (non troppo diffuso in Francia, dove la pre­giudiziale legittimista è una palla al piede per i cattolici) faccia riscontro, tra gli intransi­genti, una sempre vigile coscienza polemica contro il liberalismo in sé, individuato come il vero nemico sostanziale, sicché l'enciclica non ebbe risonanza essendosene individuato facilmente il fine strumentale (né darei troppo risalto alla verniciatura religiosa di parata del pensiero di Guglielmo II).
Ancora sul neoguclfismo meridionale s'intrattiene il MendeUa. Ma, in verità, quei ricorrere del Cenni a dozzinali argomenti vichiani per giustificare il primato napoletano (ben diversamente ragionata la consimile istanza di Liborio Romano!), quel ministeria-lismo acritico del Persico nel 1867, pur di opporsi ai progetti ecclesiastici di Mancini, quel delineare un'oligarchia di possidenti, notabili ed accademici, mostrano una sfumata e snervata sensibilità politica, non certo in grado di contendere il passo al severo impegno scientifico degli intransigenti, cosi bene analizzato dal Fonsega.
Dopo un intervento tecnico del Rinaldi sughi studi biblici, lo Scoppola anticipa alcuni risultati della sua attesa ricerca d'insieme intorno al modernismo. E qui torna d'attualità il nostro auspicio per uno studio sistematico del Sacro Collegio. Qualche indulgenza allo psicologismo a scapito degli elementi più schiettamente politici e culturali nulla toglie alla bontà dell'indagine dello Scoppola (ma perché tanti reticenti puntini sospensivi, proprio sul più bello, nelle citazioni inedite?).
Dopo una deludente comunicazione del VausBard, Verucci si sofferma da par suo, purtroppo brevemente, sull'eredità del tradizionalismo religioso sulla democrazia cristiana soprattutto francese: eredità eminentemente illiberale, che spinge i giovani cattolici a combattere Dreyfus e ad estraniarsi in tal modo dalla repubblica, confondendosi col tor­bido nazionalismo legittimista di Barrés e di Maurras. Vernccì insiste sugli aspetti teocra­tici e medievalistici in senso deteriore di certo intransigentismo, richiamando Lamennais (ma non Toniolo 1): e crediamo che sia opportunissimo questo richiamo, svolto anche; ma con maggior prudenza, dal Fonai, ai gravi limiti positivi e programmatici d'un movi­mento che trova hi Bua validità soprattutto nella sua capacità d'opposizione.
Lungo discorso meriterebbe la poderosa comunicazione di Violante sulla storiografia del Toniolo (a sé è lo scritto del Wandruszka sul movimento cristiano-sociale in Austria, spinto dagli elementi statalisti e corporali visti della sua dottrina su posizioni schiettamente conservatrici). Il solido inquadramento nell'ambiente culturale contemporaneo, e special­mente nell'universalismo fiorentino, felicemente si collega con un severo giudizio sul carattere enunciativo, risalente appunto a Toniolo, di tanti tentativi programmatici dei