Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVI ; STATO PONTIFICIO
anno <1962>   pagina <343>
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Libri e periodici 3-13
cattolici, sull'infecondità del ncoguelfisino a cui Tomolo tien fermo, sullo scambio di con­cetti tra società e Stato, del quale è rifiutata la rivoluzionaria superiore autorità astratta , sull'identificazione tra eresia religiosa e rivoluzione sociale, e cosi via. Fisso sul terreno culturale a cui il Ferrari aveva creduto di dover richiamare il Fonzi, Violante documenta anche in questa sede l'inadeguatezza del pensiero tradizionale cattolico ad una compren­sione pronta e moderna della società contemporanea: ed invita le giovani generazioni ad un ripensamento critico finalmente spregiudicato e sistematico. RAFFAELE COLAPIETRA
FEDERICO CURATO, La questione marocchina e gli accordi italo-spagnoli del 1887 e del 1891. Voi. I: Sino alla caduta del ministro Marat (19 giugno 1888); Milano, Edi­zioni di Comunità, 1961, in 8, pp. 307. L. 2000.
Il Curato ha posto mano ad una vasta opera tendente a documentare, sulla base di materiale d'archivio reperito prevalentemente a Roma ed a Madrid, le origini, la natura e l'ambito dei negoziati diplomatici che, protagonista la Consulta, condussero per alcuni anni la Spagna a gravitare intorno olla Triplice. Un primo rilievo che balza immediata­mente in luce è quello sull'ispirazione liberale dei ministeri che condussero la politica spa­gnola ad una soluzione eminentemente e dichiaratamente conservatrice come quella del­l'adesione, più o meno formale, alla Triplice. Tanto vero che, col ritorno al potere di Ca-novas del Castillo e fino almeno al suo clamoroso assassinio (episodio cospicuo dell'ondata terroristica anarchica, ancorché qui politicamente ben definita, che scosse l'Europa nel­l'ultimo decennio del secolo, fornendo l'arma migliore all'irrigidimento autoritario delle classi dirigenti, da Roma a Parigi ed a Pietroburgo), con questo ritorno, dunque, l'orienta­mento madrileno nuovamente si assestò su quella piattaforma isolazionistica che neppure le catastrofi cubane e filippine, foriere di così imponenti sviluppi imperialistici negli Stati Uniti vittoriosi} avrebbero valso ad alterare sostanzialmente. In realtà, come s'è adom­brato nelle righe che precedono, la politica estera dei conservatori è sinonimo per la Spagna di staticità, quella dei liberali di dinamismo: predomina un concetto tecnico più che ideo­logico. E la controprova è fornita dal fatto che l'immobilismo conservatore si risolve in ultima analisi in un ribadimento, assurdo ma effettivo, dei vincoli di vassallaggio che tra­dizionalmente collegano la politica di Madrid a quella della Francia, ora repubblicana; mentre il dinamismo liberale, che non ricalca affatto gli schemi della triplice latina che Zorilla e Castelar agitavano con i radicali italiani e francesi, conduce direttamente ad una soluzione non solo ortodossamente monarchica (il lealismo dinastico di Sagasta era fuori discussione) ma anche obiettivamente conservatrice, intesa la parola nell'ambito più lato e nelle risonanze interne più complesse, che per la Spagna possono anche signifi­care accrescimento di potere da parte dei clericali o dei militari.
Protagonista di questo primo volume dell'opera del Curato che abbraccia poco meno di un biennio è il ministro Sigismondo Moret, un personaggio che, nella sua stessa impetuosità emotiva, sembra incarnare quell'aspirazione appassionata a fare, ad agire, a mutare, che, pur con tutte le sue approssimazioni e sfumature nazionalistiche, è sottin­tesa all'intera politica estera liberale. L'A., dopo una lucida introduzione informativa sullo stato della questione tecnica diplomatica che dà il titolo al suo lavoro, e un utile parallèlo fra hi Spagna alla morte di Alfonso XII e l'Italia nel meriggio del trasformismo (1886), sottolinea con forza le componenti essenziali, tipicamente temperamcntali , dell'attività dì Moret. E mette finemente in luce la delicatezza della situazione internazionale in mezzo alla quale egli assume il potere, una situazione nella quale perla prima volta, con Boulan-ger a occidente e la Bulgaria a oriente, la diplomazìa bismarckiana assisteva al profilarsi concreto di quella convergenza franco-russa che avrebbe segnato il fallimento dei suoi piani di egemonia bilanciata europea. Moret, pertanto, incontra una situazione già di per sé in movimento, e non ha difficoltà a ravvisare nell'aggressiva politica marocchina di Parigi lo scoglio che occorrerà superare, o con un franco negoziato, o con una risoluta conversione diplomatica. L'intorbidarsi dell'orizzonte interno spagnolo e, più ancora, l'inclinazione dell'opinione pubblica e sua personale per una politica forte, solida, di largo