Rassegna storica del Risorgimento
ARCHIVI ; STATO PONTIFICIO
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1962
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344
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344 Libri e periodici
respiro e sicuro prestigio, spinsero Moret sa questa seconda via. E, dopo alcuni intempestivi assaggi direttamente con Berlino, il canale di comunicazione prescelto fu, appunto, l'Italia, come nazione che olla cordialità generica delle relazioni aggiungeva un indubbio, preciso interesse mediterraneo, lontano così dalla giustificabile indifferenza di Vienna come dalla sprezzante soperohieria tedesca.
L'Italia accolse le avanees spagnole con la massima freddezza. Al fondo di essa vi è certamente la diffidenza per la debolezza e l'instabilità del regime di Madrid; vi è la coscienza di poter conseguire ben più autorevolmente il medesimo e precipuo obiettivo dell'equilibrio mediterraneo attraverso contatti diretti con Londra; vi è il ragionevole scrupolo di render partecipi le Potenze alleate delle trattative in corso. Ma vi è anche, seppur non espressa, una preoccupazione di carattere più profondo, comune soprattutto a Robilant e de Launay, ma presente anche in Blanc, e che andrà viceversa stemperandosi in Depretis e, con parecchie involuzioni, in Crispi (si noti questa contrapposizione tra ambienti e militari di carriera, da un Iato, e atmosfera parlamentare e giornalistica del vecchio progressismo quarantottesco, dall'altro). La preoccupazione è quella di serbare nel modo più rigoroso l'ispirazione iniziale, dinastica, immobilistica, antifrancese su piano europeo e anglofila su quello coloniale, onde l'Italia aveva aderito alla Triplice. Questi caratteri dell'alleanza hanno garantito per cinque anni una sicurezza, una stabilità assoluta all'azione politica italiana così all'interno come all'estero. Già all'epoca di Tunisi perfino l'estrema sinistra radicale aveva vagheggiato gli ulani prussiani quali punitori della protervia francese; e all'epoca di Aigues-Mortes, nell'agosto 1893, bandiere tedesche sventolarono a Roma mentre la folla fracassava i vetri di palazzo Farnese. Questa confidenza fideistica, questa dedizione alla Germania, che tante, e non tutte liete, conseguenze avrebbe avuto nel campo militare, economico e culturale, ingenerò altresì, a parte la geniale, ma puramente collaterale apertura all'Inghilterra del Robilant, e fino a Visconti Venosta, una sorta di gelosia, di senso di accaparramento, di coscienza d'un preteso diritto di primogenitura, di tutela, di assistenza, da parte della diplomazia italiana nei confronti di quella germanica. La Consulta avvertiva che un inserimento spagnolo avrebbe aggiunto all'inevitabile, e sempre pericoloso, bubbone balcanico un secondo, ancorché minore, focolaio di crisi nel Marocco, esasperando da un Iato le reazioni e le suscettibilità parigine, cagionando dall'altro possibili deviazioni o ripensamenti nella politica britannica. Canone costante della Consulta fino ad Algesiras, ed oltre, fu che i problemi nordafricani e mediterranei in genere a parte la rigorosa definizione e garanzia delle sfere d'interesse italiano in Libia dovessero affrontarsi nell'ambito di un concerto europeo il più ampio e completo possibile, tale da ottundere le eventuali resistenze francesi o da compromettere con schieramento unanime le possibili velleità londinesi. La questione di Candia, impostata e condotta da Visconti Venosta precisamente su queste direttive, che escludevano a priori la formula del negoziato circoscritto e bilaterale (e ciò malgrado la vivissima reazione dell'opinione pubblica), fu forse il più impegnativo di questi problemi, e quello comunque nel quale il punto di vista italiano si rivelò più tempestivo e fecondo.
Con la Spagna viceversa e non resta per ciò che rimandare alla lettura del lavoro, tanto dotto quanto scorrevole, del Curato le riluttanze italiane apparvero veramente eccessive, sboccarono in un sostanziale fallimento allorché Moret, prendendo brillantemente alle spalle la Consulta, attraverso uno spregiudicato contatto con Berlino, prese l'irrecusabile iniziativa di una proposta di adesione, sventando il formalistico ostacolo italiano di un invito da ri volgersi a Madrid. L'insistermi di Bismarck per un accordo particolare italospagnolo, con successiva adesione austriaca e tedesca, rivela probabilmente un certo calcolo furbesco; ma il trincerarsi di Robilant nel ruolo dice intermediario amichevole non era certo la posizione più adatta per controbattere con prestigio e successo gli avvolgimenti del cancelliere, che si teneva in contatto diretto con Madrid tramito il conte di Benomar. Soltanto con Depretis, che riuscì, superando il nuovo inciampo procedurale dello scambio di note, a collegare i negoziati con l'avvenuta intesa particolare italo-britannica, si ottenne di abloccare la situazione in un modo che, peraltro, non avendo apportato a Moret gli sperati (e probabilmente del tutto utopistici) successi di prestigio;