Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVI ; STATO PONTIFICIO
anno <1962>   pagina <345>
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Libri e periodici 345
non essendosi rivelato suscettìbile di adeguato sviluppo nel particolare ambito del problema
marocchino;
non tardò a lasciar cadere rapidamente i suoi frutti, coinvolgendo rovino*
samente Moret e implicando un nuovo e complesso ripensamento della politica estera spagno a. RAFFAELE COLAPEETRA
ENRICO SERRA, L'intesa mediterranea del 1902: Una/ose risolutiva nei rapporti italo-inglesi. Introduzione di W.N. MEDLICOTT; Milano, A. Giuffirè, 1957, in 8, pp.XXTV-270,S.p.
Non è mai tardi per parlare di libri che hanno tutti i titoli per essere segnalati. È il caso di questo saggio del Serra, che l'A. dapprima scrisse per prendere parte ad un concorso indetto dalla Nuova Antologia nel 1954; saggio che vinse il primo premio e venne pubbli­cato, a puntate, dalla rivista. Ripubblicandolo in volume l'A. lo ha notevolmente ampliato, grazie ad altre fonti documentarie inedite. L'introduzione del Medlicott, professore di storia internazionale all'Università di Londra, è una sicura garanzia del valore del libro.
Le ricerche deli'A. non si sono limitate ai documenti editi nelle varie raccolte, ma si sono estese anche alle fonti documentarie inedite e di possibile accesso: agli incartamenti dell'archivio del nostro ministero degli esteri, a quello del Foreign Office, alle carte Ardegh, che fu a capo del MiUtary Intelligence Department, e come tale venne sistematicamente consultato sull'aspetto militare della Libia e delle sue ripercussioni sulla situazione del Mediterraneo e particolarmente dell'Egitto; alle carte Salisbury; a quelle private di Fri-netti; a quelle Visconti Venosta, e a quelle dell'ambasciatore Pausa, che fu nostro amba­sciatore a Londra dal 1901 al 1906, ed ebbe una parte principale nelle trattative che por­tarono all'accordo del 1902.
Da queste complesse e minute ricerche è venuta fuori una trattazione completa, in tutti i suoi particolari, senza lasciare nulla in ombra, di una questione che si protrasse per alcuni anni, ed è di grande importanza per le relazioni anglo-italiane. E, anzi, un esempio di quelle trattative diplomatiche di un tempo, quando tutti i termini di un accordo davano luogo ad approfonditi esami e a varianti opportunamente dosate. Ed è anche un esempio delle ripercussioni generali che avevano questioni all'apparenza semplici e limitate.
Si tratta qui dell'accordo concluso fra Italia ed Inghilterra nel 1902, col quale il governo di Londra riconosceva che qualsiasi mutamento dello stati* quo della Libia dovesse avvenire in conformità degli interessi italiani . In altre parole si trattava di riconoscere la nostra ipoteca su quella regione, l'unica sulle coste africane del Mediterraneo rimasta ancora Ubera da accordi, e l'unica, quindi, alla quale l'Italia potesse aspirare. Dopo l'esem­pio della Tunisia non era giustificato il timore che la Francia mirasse anche alla Tripoli-tania. E contro un tale tentativo all'Italia non bastava l'art. X della Triplice, ma le era necessario l'aiuto inglese.
L'occupazione della Tripolitania e Cirenaica, interessava l'equilibrio mediterraneo, quell'equilibrio che costituiva uno dei cardini della politica inglese. E cosa arcinota che la minaccia a queU'equilihrio poteva venire dalla Francia e dalla Russia, ma soprattutto dalla prima. Quindi direttiva costante dell'Inghilterra era stata quella di avere la coopera­zione dell'Italia per opporsi ad eventuali tentativi francesi di estendere il suo predominio sulle coste settentrionali dell'Africa, e di poter per lo meno disporre dei suoi porti. Di qui quelT amicizia tradizionale che da tempo caratterizzava i rapporti italo-inglesi.
Alla direttiva accennata si ispirava anche l'accordo concluso il 12 febbraio 1887 fra i governi di Roma e di Londra per il mantenimento dello stata quo sulle coste del Mediter­raneo e mari adiacenti, e, nel caso che tale stata quo si fosse reso impossibile, ì due governi desideravano che nessuna altra grande potenza estendesse il suo dominio su parte di quelle coste. A questo accordo aderì il 24 marzo l'Austria-Ungheria; e venne poi precisato il 12 dicembre, con la definizione di nove punti relativi al mantenimento dello stata quo. Questi accordi riguardavano lo statu quo noi Mediterraneo, e in particolare nell'impero ottomano, ma non contenevano nessuna ipoteca sui territori torchi; non furono mai por­tati davanti al parlamento britannico e perciò non vennero riconosciuti dal governo libe­rale inglese successo a quello conservatore nel 1892.