Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVI ; STATO PONTIFICIO
anno <1962>   pagina <347>
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Libri e periodici 347
svantaggioso alla Gran Bretagna e senza qualche utile corrispondente e che poteva avere conseguenze dannose in certe eventuali circostanze. Poteva darsi che l'impero turco dovesse andare in pezzi in un momento in cui l'Italia non era in grado causa circo­stanze eventuali, di prender parte ad operazioni o negoziati, resi necessari dalla suddetta divisione . Quindi l'Inghilterra doveva riservarsi la lihertà di occupare la Tripolitania per evitare che vi si insediassero altre potenze, alterando l'equilibrio mediterraneo.
Le cose non mutarono finché non intervenne l'accordo italo-francese, reso noto dalle dichiarazioni l'atte da Prinetti alla Camera nel dicembre 1901. Questo accordo signifi­cava un mutamento essenziale nelle questioni mediterranee; per quanto non fosse noto il testo, esso significava indubbiamente che per la Tripolitania non vi sarebbero stati più contrasti fra Francia e Italia, quindi anche l'Inghilterra poteva impegnarsi per quella regione senza rischiare di urtare la Francia. Fu una circostanza decisiva, e subito comin­ciarono le trattative fra Roma e Londra. A favorire l'accordo intervenne anche l'alleanza anglo-nipponica conclusa il 30 gennaio 1902, Questa alleanza impegnava l'Inghilterra in Estremo Oriente, quindi essa aveva bisogno di rafforzare la sua difesa in Europa al che l'amicizia con l'Italia contribuiva moltissimo, specialmente dopo il ravvicinamento di quest'ultima alla Francia. Particolarmente interessava all'Inghilterra l'eventuale uso dei porti italiani con le relative attrezzature.
Eliminati gli ostacoli di ordine politico si trattava ora di stabilire il testo dell'accordo, e a questo compito i due governi dedicarono quasi due mesi, durante i quali discassero molte formule, nelle quali i diplomatici ancora una volta sfoggiarono tutta la loro abilità e le loro risorse per trovare le frasi e perfino le parole più adatte: quelle meno impegnative da parte degli inglesi, quelle più, significative da parte degli italiani. Da una parte l'Inghil­terra non voleva urtare la Turchia, verso la quale l'unico mezzo di pressione era costituito dagli accordi sulla sua integrità, e dall'altra l'Italia non si accontentava di una semplice dichiarazione di disinteressamento, ma voleva il riconoscimento positivo dell'ipoteca sulla Tripolitania. Le trattative poi furono anche disturbate dalle proteste e da diffidenze perso­nali, e incidenti secondari e anche da sospetti che l'Italia avesse intenzione di agire subito : tutto questo forse ritardò ma non impedi chei problemi fondamentali a vesserò il sopravvento. Le trattative camminarono quindi su un terreno accidentato, e su tutto 1*A. si diffonde am­piamente, ma non vennero mai interrotte, finché giunsero alla conclusione, conia consegna ufficiale avvenuta il 12 marzo 1902 della nota inglese al nostro ministro degli esteri, Panetti.
Quella nota stabiliva un'intesa mediterranea, con la quale l'Inghilterra riconosceva la nostra ipoteca su Tunisi e in cambio l'Italia riconosceva ufficialmente l'occupazione inglese dell'Egitto. Ma soprattutto aveva un'importanza fondamentale nelle relazioni fra Italia, Germania e Austria. Con l'intesa italo-inglese e quella di pochi mesi dopo italo-francese il problema mediterraneo scompariva dalla Triplice, la cui importanza ora si restringeva al continente europeo, e in particolare al settore balcanico.
Era un passo sulla via dello svuotamento della Triplice, e le sue conseguenze si vedranno nella crisi del luglio 1914. AUGUSTO TORBE
CORRADO DE BIASE, La rivelazione di Gioitili del dicembre 1914', Modena, Società tipo­grafica editrice modenese, 1960, in 8, pp. 134. L. 800.
Corrado De Biase da alcuni anni si occupa con fervore di problemi relativi alla neutralità e all'intervento dell'Italia nella prima guerra mondiale, avendo per altro parti­colarmente dì mira di porre in risalto la figura e l'opera di Antonio Salandra, cui già ha dedicato nel 1919 un'ampia monografia. Questo nuovo saggio, che si avvale di documenti inediti, degli atti parlamentari, di brani di numerose riviste del tempo e di quotidiani di varie tendenze politiche, è indubbiamente interessante, poiché HÌ propone di illustrare nei suoi minuti clementi e nei suoi aspetti molteplici un episodio storico, da non pochi oggi ancora ignorato, che ebbe clamorose ripercussioni e die origine a vivaci polemiche.
Nella seduta alla Camera del 5 dicembre 1914 (così narra l'A.) discutendosi sul pro­gramma del secondo Gabinetto Salandra che due giorni prima si era presentato all'as-