Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVI ; STATO PONTIFICIO
anno <1962>   pagina <348>
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Libri e periodici
scmblea, fon. Gìolitti dichiarò che avrebbe dato il suo voto favorevole, poiché il proposito espresso da Salandra di mantenere nel conflitto europeo una neutralità vigile e armata era perfettamente conforme ad un'interpretazione del trattato della Triplice già accettata dagli alleati l'anno precedente, quand'egli era a capo del governo. E lesse al proposito due telegrammi scambiati ai primi del luglio del 1913 (egli in quei giorni era lontano da Roma)* tra lui e il suo ministro degli esteri, il marchese di San Giuliano, dai quali risultava che l'Austria* desiderosa di aggredire la Serbia (era in corso allora la seconda guerra balcanica) appellandosi allo spirito del trattato, rinnovato nel dicembre del 1912, aveva richiesto l'aiuto dell'Italia e della Germania. La risposta dell'Italia era stata senza altro categorica: l'eventuale intervento in Serbia dell'Austria era da considerarsi non difensivo e veniva perciò a mancare il casus foederìs contemplato dal trattato. La Ger­mania, sollecitata dall'Italia, diede medesimamente il suo rifiuto.
L'inattesa sbalorditiva rivelazione destò un'enorme impressione e fu accolta in tutti i settori senza distinzione con frenetici applausi. Ed espressioni di entusiasmo e di gratitudine per aver reso un servizio al Paese in quel delicato momento politico furono rivolte a Giolitti non solo dai rappresentanti della maggioranza del suo partito, ma anche da parlamentari di partiti avversari, come, ad esempio, dal nazionalista Gailenga Stuart, dal capo dei riformisti Leonida Bissolati, dal repubblicano Colajanni, dai socialisti Gra-ziadei, Treves, Chiesa, dagli interventisti Ciccotti e De Felice Giuffrida. E molti gior­nali, conservatori e non conservatori, (basterà ricordare Videa Nazionale, che si era ormai decisamente orientata per l'intervento a fianco della Triplice Intesa) riconobbero aperta­mente il valore notevole dell'atto giolittiano. E larga eco suscitò la rivelazione pure negli Stati stranieri con commenti per Io più a noi favorevoli da parte dei parlamenti e soprattutto dei giornali (così in Francia, ove il Temps e il Petit Parisien affermarono che le dichiarazioni di Giolitti davano la prova irrefutabile della premeditazione dell'Au­stria contro la Serbia; cosi in Inghilterra, ove lo Spectator confessò di aver erroneamente creduto che l'assassinio di Serajevo fosse giusticazione sufficiente per inviare alla Serbia il famoso ultimatum; così in Russia, ove, tra gli altri, il Birgeuda Viedomosti si rallegrava con l'On. Giolitti per aver messo a nudo le menzogne vergognose della diplomazia austro-tedesca). Le relazioni tra noi e le due potenze alleate non furono formalmente tur* bate dalla rivelazione gioii ttiana, ma l'Austria ne fu profondamente irritata e tentò, mediante la piò severa censura, di svalutarne l'importanza.
Ma non mancarono reazioni per altro in Italia da parte di alcuni uomini politici e di alcuni giornali antigiolittiani (la Concordia, il Giornale di Sicilia, la Perseveranza), i quali confutarono la legalità della rivelazione o l'analogia delle due situazioni, del luglio del 1913 e dell'agosto del 1914, proclamata da Giolitti. E dubbi, osservazioni e accuse fu­rono espressi ben presto anche alla Camera e al Senato, tanto più che nel frattempo era corsa voce (ed era la verità) che non si fossero ritrovati i due telegrammi, letti da Giolitti, tra le carte del ministero degli Esteri. E si ebbero anche spiacevoli incidenti, poiché si giunse persino ad incolpare Salandra di essere venuto a transazioni indegne volendo far cosa grata ai gioiittiani, del cui appoggio aveva bisogno per governare.
Ma a questo punto nasce spontanea una domanda: era Salandra a conoscenza del precedente del luglio 1913 ? Evidentemente no, poiché il marchese di San Giuliano, ministro degli Esteri nel primo ministero Salandra del 1914, non lo aveva informato, non appena si era profilata la probabilità che l'Austria, dopo l'assassinio dell'Arciduca Francesco Ferdinando, ponesse alla Serbia condizioni inaccettabili, dell'energica azione da lui svolta l'anno prima; né nulla risultava a Sminino, che lo aveva sostituito dopo la di lui morte repentina. Grande pertanto fu pure la sorpresa per Salandra per la comuni­cazione fatta al parlamento da Giolitti, tanto che riunì immediatamente dopo là seduta il Consiglio dei ministri per trattare della portata della rivelazione, specialmente rispetto ai due gruppi belligeranti, E grande deve ossero stata anche la sua maraviglia per il man­cato ritrovamento dei telegrammi dopo la cernita generale della corrispondenza privata del San Giuliano, telegrammi che furon poi rinvenuti molto più tardi fra le carte di Giolitti, custodite nell'archivio Centralo di Stato, con alcune varianti, peraltro di poca