Rassegna storica del Risorgimento

PARLAMENTI
anno <1962>   pagina <387>
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Contributo alla storia del Senato del Rt fgno 387
nelle arti . I redattori del progetto modenese a tali attività più specifi­catamente aggiunsero quella svolta nelle lettere.
Con tali precisazioni lo statuto pontificio e il progetto modenese inte­sero certamente richiamare l'attenzione del potere esecutivo sull'opportu­nità e la convenienza di chiamare a far parte del Senato personalità che si fossero distinte per meriti eccezionali nel campo scientifico, letterario o artistico.
È assai probabile che i redattori dello Statato toscano, nell'introdurre la categoria dei senatori per servizi resi alla Patria , abbiano preso lo spunto da quanto aveva stabilito al riguardo l'art. 23 della costituzione francese (modificata con la legge 29 dicembre 1831); ma in realtà tanto lo statato toscano, quanto quello albertine e quello pontificio, sopprimendo la condizione di un preventivo riconoscimento legislativo dei servizi resi alla patria o degli eminenti meriti scientifici o letterari, venivano a conferire al sovrano e in effetti al governo responsabile che nella pratica costitu­zionale doveva essere chiamato a predisporre le nomine la più ampia facoltà di scelta e di valutazione circa i requisiti richiesti dalla disposi­zione statutaria.
Nei turbinosi eventi della storia italiana tanto lo statuto napoletano quanto quello toscano e quello pontificio erano destinati ad avere brevis­sima vita: le nomine dei senatori e dei membri dell'Alto Consiglio si risol­sero in Toscana e nello Stato pontificio in quelle effettuate per la prima costituzione delle rispettive assemblee; né ci risulta quali siano stati ì sena­tori prescelti nella categoria della quale ci veniamo occupando in questo scritto. Gli elenchi dei senatori toscani e dei membri dell'Alto Consiglio, ne si trovano nella grande raccolta Le Assemblee del Risorgimento pubblicata nel 1911, non fanno alcuna menzione dei titoli di nomina; né qualche ragguaglio al riguardo possiamo desumere da quanto riferiscono i resoconti delle sedute dei due consessi circa la verifica dei poteri, che era fatta in modo assai sommario.
A differenza delle fugaci assemblee di Toscana e di Roma, il Senato piemontese, che divenne poi quello del Regno d'Italia, sopravvisse per poco meno di un secolo, dal 1848 fino alla instaurazione della Repubblica. Durante questo lungo periodo di tempo assai numerose furono le infor­nate di senatori, nelle quali di tanto in tanto appaiono nomi di persona­lità chiamate a prendere posto in Senato per servizi o meriti eminenti.
Dopo la pubblicazione dello Statuto, dovendosi provvedere a ren­dere possibile la prima costituzione del Senato, il Governo determinava le norme relative al funzionamento dell'assemblea in un Regolamento provvisorio che veniva letto l'8 maggio 1848 al Sonato riunito in comitato privato, dopo la solenne seduta reale di apertura del Parlamento.