Rassegna storica del Risorgimento
PARLAMENTI
anno
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1962
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pagina
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395
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Contributo atta storia del Senato del Regno 395
convalidazione, non chiarisce questo punto e lascia supporre che, in mancanza di indicazione del titolo, la categoria 20* fosse stata applicata con procedimento che, come quello seguito per il Mosca, non può certamente apparire giuridicamente corretto dallo stesso Ufficio del Senato.
Non foss'altro che per gustare la lambiccata prosa subalpina del relatore senatore De Gardenas la quale avrebbe sicuramente fatto sorridere un Uomo arguto e scanzonato quale fu Massimo D'Azeglio se avesse fin d'allora seduto in Senato vai forse la pena di riportare la Relazione dell'Ufficio:
L'Ufficio II diceva il relatore al quale furono presentati i titoli del Signor conte Luigi Sanvitale e del Signor cavaliere professore e avvocato Ferdinando Maestri} ambi di Parma, mi diede l'onorevole incarico di proporvi l'am-messione di questi due distinti personaggi. Regolare è l'atto di nomina dei 6 giugno. Concorrono in essi gli indispensabili estremi di nazionalità e di età quadragenaria, e si possono trovare ambi compresi in più di una delle categorie entro le quali è circoscritta la nomina sovrana. Di fatti potrebbero essere ammessi e come membri della primaria Accademia scientifica di Parma (cat. 18a), che non vi è dubbio nello stato attuale delle cose, sia equivalente quella Accademia a quella di Scienze di Torino; e come aventi prima nella suprema reggenza, e poi nel Governo provvisorio parmense, retti i vari dicasteri di quello Stato in condizioni analoghe e equiparabili ai gradi di Ministri e di Segretari di Stato (cat. 4* e 58 dello Statuto). Ma non è su questi titoli che si volle appoggiare il II Ufficio nel proporvi hi loro ammessione; egli è specialmente su quelli che sono portati dalla ventesima categoria per servizi eminenti che essi resero a quella parte del nostro regno, che amministrarono in tempi difficili, con sapervi mantenere l'ordine, hi quiete, il rispetto, alle leggi e ai diritti; egli è per quella parte che presero nel promuovere quella unificazione della gran valle del Po, che, compiuta in diritto, non l'è purtroppo ancora di fatto. Che se imperiose circostanze ci costringeranno pure di accomodarci per qualche parte ad un semplice desiderio, ripeterò allora col sommo scrittore italiano il voto di rassegnazione, salvo il diritto s'intende, valido a salvare con un atto solenne questo diritto, a far vedere che non in tutto ci accontentiamo a un semplice desiderio, io a nome dell'Ufficio che qui rappresento, vi propongo di ammettere al giuramento quali senatori i qui presenti conte Sanvitalc e cavaliere Maestri, che ambi con eminenti e conosciuti servizi, con meriti eminenti illustrarono la loro e la nostra Patria, o per dir meglio, hi nostra Patria comune.
Il Sanvitale dopo hi convalida da parte del Senato presentava le sue dimissioni, che furono accolte. Dodici anni dopo, nel 1860, rientrava al Senato in seguito a nuova nomina che questa volta veniva disposta per altra categoria e cioè per quella del censo contemplata nel par. 21 dell'articolo 33 dello Statuto.
Sei mesi dopo le nomine del Sanvitale e del Maestri il nuovo Ministero presieduto dal Gioberti, eon decreto del 19 dicembre 1848 conferiva la dignità senatoriale per la cat. 20* all'abate Ferrante Aporti, noto e cele-