Rassegna storica del Risorgimento

PARLAMENTI
anno <1962>   pagina <402>
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Luigi Perla
avrebbe dovuto triplicare quasi il numero dei suoi componenti: le nomine dei senatori disposte nel biennio 1860-61 portavano difatti alla Camera Alta ben 151 nuovi senatori, in aggiunta ai 120 o 130 all'incirca che iin'al-lora avevano costituito il vecchio Senato.
La nomina di nuovi senatori in periodo di normale svolgimento della vita costituzionale, rappresentava un adempimento che avrebbe potuto essere considerato di quasi ordinaria amministrazione. Si trattava, in definitiva, di tener presenti le ventuno categorie statutarie in rapporto alle esigenze anche di carattere locale di uno Stato di non vasta esten­sione territoriale e di costituzione sociale abbastanza omogenea (se se ne tolga la Sardegna). Nelle singole infornate si doveva pertanto (o si sarebbe almeno dovuto) mirare soprattutto a dare un'armonica rappre­sentanza alle varie categorie elencate dall'art. 33 dello Statuto.
I nuovi territori incorporati nel Regno presentavano una struttura sociale assai meno omogenea. Nella parte meridionale prevaleva su ogni altro il ceto della nobiltà. In alcune provincie, particolarmente della Si­cilia, questo ceto nobiliare fondava il suo prestigio e la sua influenza quasi esclusivamente sul possesso terriero. A differenza delle provincie del nord soprattutto la Lombardia dove per i contatti assai stretti con la na­scente borghesia aveva assunto una mentalità più aperta, avanzata e mo­derna il ceto nobiliare del mezzogiorno seguitava ad essere strettamente legato alla vecchia tradizione feudale. Le altre classi sociali avevano una struttura ancora frammentaria e comunque in formazione assai lenta e stentata. Nel procedere alle nomine senatoriali il Governo non avrebbe quindi potuto avere un'ampia disponibilità di scelta in tutte le ventuno categorie elencate dallo Statuto. I rappresentanti che si sarebbero potuti scegliere in alcune di queste categorie quali i deputati con tre legisla­ture o con sei anni di esercizio (cat. 3a), i più alti esponenti del corpo di­plomatico (6a e 7a), i magistrati dei gradi più elevati (8a, 9*, lla, 12a, 13a), i più alti funzionari della pubblica amministrazione (15a, 16 17a) o mancavano del tutto, poiché negli ex Stati le assemblee parlamentari elet­tive sorte nel 1848 avevano avuto assai corta vita, o non apparivano senatoriabili perchè strettamente legati con vincoli di fedeltà al regime politico nel quale avevano svolte le loro alte funzioni. Solamente nelle provincie continentali dell'ex Reame di Napoli si riusciva a malapena, come più oltre vedremo, a portare in Senato qualche magistrato del­l'amministrazione borbonica, che aveva per l'addietro manifestata insof­ferenza al regime politico esistente, o aveva, nella imminenza della cata­strofe, fatta, come laggiù si diceva, la capriola, accostandosi, nell'ora del trionfo, alla nuova classe politica.